Labis Stilistico


Dopo il successo delle varie iniziative proposte, è attivo un laboratorio online di scrittura creativa, aperto a tutti e totalmente gratuito.
Non è un concorso, ma i più meritevoli possono veder pubblicati i loro racconti sul nostro sito.

Partecipare è semplice, basta seguire le indicazioni
(cliccare sui seguenti titoli):


    -   Quattro olandesi scoprono di attendere la stessa futura sposa
    -   Ladri inseguiti dalle proprie vittime: per salvarsi chiamano la polizia




*********************************



 Dilettanti allo sbaraglio...


Una donna per quattro 
- Francesco Baialardo
Truffa ai truffatori 

Mai fidarsi dei giornali 
- Andrea Cifalinò
Chi e' la vittima? 

Truffati dall'amore 
- Giovanni Manconi
Rivenditori nevrotici 

L'amore viene l'amore va
- Gaetano Muni
I ladri più famosi d'Italia

Che delusione!
- Claudio Frixa
Da ladro a vittima

Incontri privati 
- Luca Russo
A caccia di benzina 

L'amore truffa 
- Salvatore Gullotto
Da rapinatori a scalmanati per salvarsi la pelle 

Truffa per amore 
- Ibrahim Myram Mohammad
Una notte da vittime 

Delusione d'amore -
 Salvatore Di Betta
I due malviventi inesperti 

Intrigo ad Amsterdam -
 Giacomo Puglisi
Per un bidone di benzina 

Una spiacevole vicenda -
 Andrea Bellino
Una brutta giornata 

Una truffa che porta al matrimonio -
 Alessio Licandri
Una notte indimenticabile 

Una fidanzata per tutti -
 Andrea Di Mauro
I due ladruncoli 

La truffa di Siramma -
 Giorgio Ventura
Benzina meledetta 

Che truffa! - Andrea Conigliello
I due fifoni 

Amore impossibile -
 Davide Catania
Due ladri insonni 

Incontri che ti cambiano la vita -
 Alessio Grasso
Poveri incompresi 



*********************************


Leggete con attenzione la seguente notizia d'agenzia e, rispettando gli elementi essenziali (situazione iniziale, sviluppo, ambientazione, personaggi), sviluppate un breve racconto dal punto di vista di uno dei truffati.


Quattro olandesi scoprono di attendere la stessa futura sposa

Amsterdam - Quattro uomini olandesi, che attendevano all'aeroporto la futura sposa thailandese, si sono accorti con sconcerto che la donna era la stessa. Lo hanno scoperto per caso, presentandosi al banco della compagnia aerea con la foto della fidanzata: era identica.
Secondo la polizia, centinaia di uomini sono stati ingannati dalla bella Siramma, che aveva pubblicato vari annunci su giornali olandesi per cercare marito. Nei primi contatti telefonici o epistolari la donna, ventisette anni, si mostrava appassionata, poi cominciava a battere cassa con insistenza sempre maggiore: si faceva mandare soldi e biglietti per il volo Bangkok-Amsterdam. La giovane, ora accusata di una strage di cuori, scriveva di non voler vivere "con un thailandese maschilista" né di voler essere condannata "in una cuccia per cani". Tuttavia, dando prova di conoscere le umane debolezze, assicurava di essere "una buona donna di casa e una brava schiava del sesso". Secondo la polizia, Siramma, arrivata all'aeroporto di Amsterdam, è riuscita a dileguarsi con un quinto uomo di cui non si conosce l'identità. I quattro delusi hanno potuto solo sporgere denuncia per truffa.


*********************************


UNA DONNA PER QUATTRO
- Francesco Baialardo

Il mio nome e' Carlo, provengo da una famiglia italiana, ma sono nato in Olanda. Ho 29 anni e oggi lavoro per una rivista di moda come segretaria, uso il termine segretaria al femminile, perche' ho deciso di cambiare sesso, pero' devo ancora cambiare il nome.
Tutto e' iniziato quando conobbi Siramma, una bella ventisettenne tailandese. Ebbi il suo numero leggendo un annuncio sul giornale, che diceva che una giovane donna di nome Siramma cercava marito; ma io non pensavo che cercasse marito veramente. La prima volta che le ho parlato, per telefono, me ne sono innamorato subito, mi affascinava soprattutto il suo modo di porsi e il suo strano accento straniero. Ormai, erano passati diversi giorni da quando avevamo cominciato a conoscerci, quando un giorno, Siramma mi disse che voleva venire in Olanda, per conoscermi di persona. In quel momento ero contentissimo, infatti risposi che anche io morivo dalla voglia di conoscerla, ma lei disse che non era semplice venire in Olanda, perche' non aveva i soldi per poter comperare il biglietto. A quel tempo, io lavoravo come bidello di una scuola media, nella mia citta', e avevo a carico i mie genitori, che non ricevevano la pensione perche' non avevano mai prestato servizio allo Stato, quindi non ero nelle condizioni di poterle pagare il biglietto, ma le dissi che avrei iniziato a risparmiare qualcosa. Da quel giorno, non parlammo piu' di questo argomento, fino a quando non arrivo' una telefonata per me, mentre ero a lavoro. Quando risposi al telefono, non capii subito chi era, sentivo solo qualcuno piangere disperatamente, ma dopo un po' riconobbi la voce: era Siramma. Subito le chiesi spiegazioni, ma ci volle del tempo prima che si calmasse. Quando finalmente lei si calmo', mi disse che non ce la faceva piu' a vivere con la sua famiglia, perche' non si sentiva piu' a suo agio. A quel punto mi disse che anche se in quel momento non aveva come pagare il biglietto, avrebbe cercato un modo per riuscirci, a tutti i costi. Io, pero', non potevo accettarlo, cosi le ribadii che lo avrei pagato io, le chiesi solo di pazientare una settimana. Il giorno seguente, arrivo un'altra telefonate da Siramma, durante la quale mi chiese di sposarla. Io rimasi allibito, perche' non l'avevo mai incontrata, pero' dopo un po' risposi di si. Quello che mi sembro piu' strano, dal momento che sono un tradizionalista, fu il fatto, che una donna avesse chiesto ad un uomo di sposarlo. Durante la settimana di attese che mi separava dalla mia futura moglie, ero contento, ma allo stesso tempo agitato, e quello stesso giorno mi recai in centro, nel pomeriggio, per andare a comprare il biglietto per il volo Bangkok – Amsterdam. Il giorno dopo le mandai il biglietto, con un po' di soldi. Nel frattempo, Siramma non smetteva di chiamare, e ogni volta, mi diceva quanto era felice di incontrarmi, e mi spedi' una sua foto. Quella era di sicuro la donna della mia vita, pensai, ma ancora non sapevo cosa mi attendeva.
Il giorno, che tanto agognavo da molto tempo, era finalmente arrivato, cosi', venerdi' 17, alle tre di pomeriggio mi recai all'aeroporto, e attesi l'arrivo dell'aereo. Aspettai due ore, perche' c'era stato un ritardo durante le partenza, ma nel frattempo, conobbi un giovane ragazzo della mia stessa eta'. Parlammo del piu' e del meno, fino a quando io gli dissi che ero felicissimo, perche' aspettavo la mia futura moglie, conosciuta fino ad allora solo per telefono. Il giovane rispose che anche lui aspettava la sua futura moglie, che si trovava sullo stesso aereo. Ad un certo punto decise di mostrarmi la foto della sua fidanzata, ma si interruppe, perche' il nostro aereo era atterrato. Subito ci precipitammo tra la folla, per vedere se arrivava, come noi, anche altri due ragazzi. Ad un certo punto l'occhio mi cadde sulla foto di uno dei quattro, e mi accorsi che vi era raffigurata Siramma, cosi' chiesi subito spiegazioni, e anche gli altri tre si accorsero che la foto era uguale. Subito capimmo che eravamo tutti stati vittime di una truffa. Il giorno seguente, indignati, ci recammo tutti e tre alla centrale di polizia per denunciare la truffa, e li' venimmo a sapere che la bella Siramma, era accusata di strage di cuori, perche' anche in passato aveva truffato molta gente. Lei si difendeva dicendo che non voleva sposarsi con un thailandese maschilista. Dopo un paio di giorni tutti e quattro le vittime, venimmo a conoscenza che Siramma era scappata con un altro uomo, senza lasciare tracce.
Nei mesi che seguirono non riuscii a pensare ad altro, ero convinto che la mia vita fosse giunta al termine, cosi' decisi di cambiarla radicalmente. Ho fatto molti interventi chirurgici per riuscirci e ora eccomi qui a raccontare la mia triste storia, l'unica cosa che manca per essere considerata una donna a tutti gli effetti e' cambiare il nome.


MAI FIDARSI DEI GIORNALI - Andrea Cifalino'

Era il 24 marzo del 2004, quel giorno dovevo conoscere la mia futura moglie, ma ci fu un imprevisto, un grosso imprevisto. Io mi chiamo Wesly ed abito ad Amsterdam, sono un ragazzo olandese di trent'anni ed e' ha cinque che vivo solo. Mio padre mori' di cancro nel 1997 e mia madre subito dopo la sua morte si trasferi' a Roma, in Italia, perche' li ha conosciuto mio padre e sempre li, lavora mio fratello come capo sala di un ristorante. Io lavoro in un'agenzia assicuratrice dove sto tutto il giorno al computer senza staccarmi un secondo. Nonostante io sia una persona molto amichevole da quando mi hanno trasferito in questa nuova agenzia non ho trovato molti amici. Io sono un persona di media altezza, biondo con occhi castani. Un giorno mentre leggevo il giornale ho notato un annuncio che mi rese felicissimo. Trovai una proposta di matrimonio di una donna tailandese di nome Siramma che appunto cercava marito, ribadendo piu' volte che non voleva trascorrere la sua vita con un tailandese con una baracca come casa. Appena vidi l'annuncio presi il suo numero di telefono ed il suo indirizzo e-mail. Ero molto contento ma avevo il timore che non gli piacessi e quindi prima di affrontare una conversazione telefonica le ho mandato un messaggio nella posta elettronica con una mia foto, dicendogli che ero molto interessato al matrimonio e poi le chiesi se anche lei poteva inviarmi una sua foto. Mi rispose subito con un messaggio che spegneva tutti i miei timori, perche' in quel messaggio c'era scritto che gli ero piaciuto piu' degli altri uomini che la contattarono e che avrebbe scelto di sicuro me come futuro marito. Era da molto tempo che non mi sentivo cosi' felice, solo il pensiero di poter avere una famiglia e di non restare piu' solo per il resto dei miei giorni mi dava quella grinta che da anni non provavo, in oltre dalla foto vidi che era una ragazza stupenda: scura di carnagione, occhi nero lucido, capelli neri ed un fisico mozzafiato. Dopo essermi quindi rassicurato le chiamai e per una settimana intera non abbiamo fatto altro che parlare al telefono. Era tutto pronto ormai era praticamente la mia futura moglie, ma prima di partire mi chiese un' ultima cosa; di inviarle tramite posta dei soldi per pagargli il viaggio, visto che la sua situazione economica non glielo permetteva. Gli inviai i soldi e ci siamo dati appuntamento all'aeroporto di Amsterdam per il giorno prestabilito. Quando quel giorno arrivo' mi svegliai molto preso, visto che l'arrivo era previsto alle 8:30 del mattino, e prima di partire preparai un cartellone con la sua foto per farmi riconoscere. Arrivato all'aeroporto nel reparto '' arrivi '' notai subito altri tre uomini con dei cartelloni in mano, che si urlavano contro come se stessero litigando. Due di loro erano molto vecchi, sulla sessantina, l'altro poteva avere pressappoco la mia eta'. Mi avvicinai per leggere cosa c'era scritto sui cartelloni e quello che vidi mi colpi' molto. Quei cartelloni servivano per farsi riconoscere dalla stessa persona che doveva conoscere me, Siramma, e mentre mi avvicinavo sconcertato a quelle persone uno di loro disse: - ecco un altro cretino ingannato da quella ladra – a quel punto mi misi a piangere, credevo che nella mia vita oltre a me in quella casa non sarebbe entrato piu' nessuno. Nel frattempo gli altri uomini mi invitarono ad andare dalla polizia ad esporre denuncia, ma io rifiutai, ero talmente depresso che la sera stessa andai in un pub notturno dove mi ubriacai fortemente. Stavo talmente male che mi addormentai in un divanetto del pub. La mattina seguente mi risvegliai in un altro posto, da me sconosciuto, qui ad accogliermi c'era una donna bellissima, Asia, cameriera del locale, che mi ha aiutato portandomi a casa sua. Questa donna adesso e' la madre dei miei tre figli.


TRUFFATI DALL'AMORE - Giovanni Manconi

Sono Fabrizio e due giorni fa sono stato truffato dall'amore. Esatto proprio dall'amore che mi ha pure estorto un bel po' di soldi, insomma ho rimediato una perdita pari a 200.000,00 euro e un cuore infranto. Tutto e' cominciato cosi': un giorno su Facebook ho trovato una richiesta di amicizia, era di una ragazza di nome Siramma, di ventisette anni, che non conoscevo ma io accettai e la sera stessa mi contatto' dicendo che era una ragazza che lavorava per una di quelle agenzie matrimoniali a Bangkok e dato che io cercavo moglie mi sembro' un'occasione fantastica.
Cosi' cominciammo a parlare e scoprii che in Thailandia lei non ci voleva stare perche' non le piaceva il fatto che l'uomo e' il padrone della donna e come mi disse lei non voleva ne vivere in uno stato maschilista ne' abitare in una cuccia per cani.
Me lo avra' detto per farmi intenerire e per farmi cadere in trappola? Non lo so, so solo che dopo che lei espresse i suoi pensieri sull'amore e sul sesso, io persi la testa completamente e quando mi disse che le servivano soldi per andare avanti, io cominciai ad inviarglieli e sempre di piu' e sempre piu' spesso. Un grande errore!
Passo' quasi un mese dalla nostra prima chiacchierata via Chat quando lei mi disse che mi voleva conoscere e mi voleva addirittura sposare; diceva che ero l'uomo dei suoi sogni, buono, premuroso, quasi con gli stessi pensieri sulla vita e cose del genere.
E io avevo appena abboccato in pieno alla sua trappola, ora non le rimaneva che tirare il filo.
Infatti, la truffa stava per volgersi al termine, infatti tre giorni fa mi disse che voleva incontrarmi definitivamente e che avrebbe preso il primo volo da Bangkok per Amsterdam e io fui felicissimo di sentire queste parole.
Il giorno dopo (la data del suo arrivo), io mi precipitai in aeroporto con una sua foto, c'era molta fila davanti le porte di uscita e mi venne il timore di non riconoscerla e perderla, cosi' ho estratto la foto e mi misi a chiedere alla gente fin quando un signore giovane, sulla trentina, con abiti scuri e di nome Marco, dopo la mia domanda ''Ha per caso visto questa ragazza?'' Lui mi guardo' perplesso e quando me ne stavo per andare infastidito mi fermo' mostrandomi una foto identica. Io rimasi scioccato! Cosi' incominciammo a parlare e scoprii che anche a lui aveva detto le stesse cose che aveva detto a me. A quel punto ho capito tutto.
Insieme ci siamo messi a cercarla e insieme scoprimmo che la nostra sorte l'avevano avuta altri due uomini, sta volta piu' anziani con sciarpe di diverso colore e abbiamo deciso di andare alla polizia a sporgere denuncia.
Quando arrivammo in centrale ci dissero che non eravamo stati i primi ed essere truffati e che Siramma appena arrivava all'aeroporto scompariva con un altro uomo di identita' ignota per tornare nel suo paese (sempre se ci tornava). Noi non potemmo fare niente a parte sporgere denuncia.


L'AMORE VIENE, L'AMORE VA
- Gaetano Muni

Lo scorso anno, dopo un fine di relazione, con dei miei amici ci eravamo iscritti, per gioco, a una agenzia matrimoniale sul web, credevo che fosse il piu' sicuro sito di Amsterdam.
Un mese dopo all' iscrizione al sito, nella mia posta elettronica spunta un articolo in cui l'agenzia
mi proponeva una donna di 27 anni proveniente dalla Tailandia che si chiamava Siramma, aveva la carnagione scura, i capelli neri quasi sempre tenuti sciolti dietro le spalle, erano lunghissimi, le arrivavano quasi al disotto del sedere, i suoi occhi erano di un castano dorato che la rendevano affascinante e la sua bocca carnosa la rendeva la donna piu' bella che abbia mai visto.
Per due mesi con la signorina parlavamo tramite chatt, dove parlavamo per ore e ore. Non considerando il fuso orario a volte fingevamo di cenare insieme, fare colazione; durante il capodanno abbiamo finto di festeggiare insieme; ma non era la stessa cosa che festeggiare con una persona accanto.
Il mese dopo, per la esasperata voglia di conoscere Siramma di persona, decisi di partire per la Tailandia con il volo Amsterdam- Bangkok; spesi 1500 euro con un volo di 12 ore in classe turistica; appena arrivato, la vidi che guardava spaesata, la chiamai forte e si giro' verso di me, mi saluto' e corse verso di me abbracciandomi e baciandomi. Andammo a prendere i bagagli senza spiccicare parola per l'imbarazzo per il bacio precedente, ma feci un lungo respiro e le dissi che avevo portato tre film famosissimi di fabbricazione holliwodiana , da quel momento non siamo mai rimasti zitti per tutto il tragitto. Arrivato a casa di Siramma conobbi la madre Partulla e le due sorelle minori Fansianta e Tantulla. Rimasi in quella casa per 3 giorni, ma per via del lavoro decisi di ritornare ad Amsterdam; ma prima di ripartire decisi di proporre a Siramma di sposarmi, lei sembrava felicissima all' idea.
Tornai l'indomani ad Amsterdam con la felicita' nel volto e promisi alla donna che un mese dopo sarei tornato a Bangkok per preparare le nozze insieme, ma lei non volle per quei giorni e rimando' di due settimane.
Passato un mese e mezzo ripartii per Bangkok; all'aeroporto trovai solo la famiglia di Siramma, ma la bellissima donna non era con loro. Arrivato a casa della ragazza la trovai sudata e affaticata; ma non diedi molta importanza alla sua forma fisica. Organizzammo gli inviti, la lista nozze, dove avrebbe avuto lo svolgimento della cerimonia e tutto quello che si fa prima di un matrimonio; decidemmo di celebrare le nozze ad Amsterdam e ripartii per la mia citta', lasciando soldi per far arrivare in Olanda Siramma e la sua famiglia.
Arrivando ad oggi, ebbene si', domani mi dovrei sposare, questa mattina andai all'aeroporto di Amsterdam per aspettare Siramma e la sua famiglia con me c'era mia madre ansiosa di aspettare la sua nuova nuora, e la sorella di mia madre. Nella sala d'attesa, oltre la presenza mia, di mia madre e di mia zia c'erano quattro uomini: uno era pelato con molti muscoli e un tatuaggio nel bicipite destro, il secondo era un uomo biondo e magrino che portava gli occhiali da sole anche se era sera, il terzo era un intellettuale con portatile insieme a lui e l' ultimo era un uomo di colore che dall'accento si capiva che era Tailandese.
Mia madre ha chiesto al ragazzo intellettuale il motivo per cui si trovasse li, e rispose che l' indomani si sarebbe sposato e le fece vedere la foto di Siramma, da li' notai che tutti erano increduli, stavano aspettando tutti la stessa ragazza. Quando arrivo' Siramma, tutti noi eravamo ansiosi di chiedere spiegazioni; quando ci ha visto tutti insieme prese la sua presunta sorella e la bacio' dichiarandosi omosessuale.


CHE DELUSIONE!
- Claudio Frixa

Oggi doveva essere il giorno piu' bello della mia vita e invece sono stato truffato!
Finalmente dopo tanto tempo potevo vedere Siramma e invece ho scoperto che e' una truffatrice.
Ci siamo conosciuti in un sito di cuori solitari, gia' da subito capii che era la donna perfetta per me; avevamo tante cose in comune come i gusti per la musica, la passione per l'arte e per la cucina.
Con il passare del tempo siamo diventati grandi amici (anche se mi sarebbe piaciuto essere qualcosa di piu' di un amico), e da allora comincio' a chiedermi soldi dicendomi che aveva problemi finanziari e non riusciva a trovare un lavoro, ma per me non era un grosso sacrificio avendo un lavoro che mi frutta parecchi soldi.
I soldi che mi chiedeva ogni settimana aumentavano sempre di piu' quando un giorno mi disse di amarmi e di volermi sposare. Mi sentivo l'uomo piu' felice della terra e subito le inviai per posta dei biglietti per Amsterdam.
Finalmente giunse il giorno del suo arrivo e io la aspettavo puntualmente all'uscita dei passeggeri, mi presentai al banco della compagnia aerea e insieme a me c'erano altri nove uomini tutti con cioccolatini o mazzi di rose, tranne l'ultimo che era il piu' distaccato e sembrava che fosse arrabbiato con qualcuno. Ero in anticipo di tre ore cosi' mi misi a parlare con quell'uomo.
Mi racconto' che rimase truffato da una donna tailandese che diceva di volerlo sposare poi mi mostro' la foto. Non riuscivo a crederci, era proprio Siramma!
Non riuscivo a sopportare che venisse accusata di una cosa tanto meschina e cominciammo a litigare quando all'improvviso mi arrivo' un messaggio di Siramma nel cellulare che diceva: ''sono un tailandese maschilista e di non voler vivere chiusa in una gabbia per cani con un tipo come me''.
Pensando fosse uno scherzo andai alla reception a chiedere quando sarebbe arrivato l'aereo e mostrai la foto per vedere se aveva almeno preso l'aereo; questa foto la vide anche un poliziotto che parlava con la donna alla reception e mi disse le stesse cose che mi aveva detto quell'uomo.
A quanto pare lei era una truffatrice professionista e io una delle sue tante vittime dopo un po' l'aereo giunse all'uscita e lei fu arrestata da allora non l'ho piu' vista.


INCONTRI PRIVATI
- Luca Russo

Dopo un lungo periodo di sofferenza per la mia ex ragazza decisi di sfogliare delle pagine di giornale su annunci di incontri privati. Dopo una lunghissima lista,mi soffermai su una ragazza di nome Siramma,mi hanno colpito le sue parole molto provocanti e la sua foto in costume,e decisi subito di chiamarla. Dopo molti tentativi mi rispose;ci siamo presentati: lei era della Thailandia e io di Amsterdam,le ho parlato della mia vita e dei miei problemi avuti in passato con la mia ex,e dopo un lungo discorso cercai di passare subito al sodo chiedendole se aveva Facebook e se aveva la web-cam in modo da vederci anche se in modo virtuale. mi rispose di si. Entusiasmato, accesi di corsa il computer cercai di darmi una sistemata in modo da non fare brutta figura. Appena accesa la web-cam ho avuto la sensazione di sognare,perche' era a dir poco stupenda.. Dopo l'incontro virtuale decisi subito di incontrarci,data pero' la lunga distanza non era una cosa semplice. Un giorno stufo di sentirla solo telefonicamente e di spendere tantissimi soldi per le ripetute ricariche, decisi di comprarle un biglietto aereo in modo da vederci e di trascorrere le indimenticabili serate che mi aveva promesso via telefono. Dopo la lunga attesa arrivo il giorno di vederci,la mattina via telefono eravamo rimasti che appena sarebbe arrivata ad Amsterdam mi avrebbe telefonata e io sarei andato a prenderla all'aeroporto. Si fece sera e lo squillo non arrivava,preoccupato gli chiamai,ma niente il telefono squillava ma lei non rispondeva, allora pensai di andare all'aeroporto, mi informai se in quel volo era salita una ragazza di nome Siramma, capelli castani, occhi verdi, non molto alta,e la reception mi rispose di no e che pochi minuti fa vennero tre ragazzi a fargli la stessa domanda. Quella sera e' stata la sera piu' brutta della mia vita,perche' ero uscito da una situazione drastica e sono rientrato nel mio vortice di solitudine e di sofferenza. l'indomani pensai subito di denunciarla per danni morali e per farmi restituire i soldi del biglietto e delle ricariche,ma non appena arrivato in caserma e, esposto il motivo della denuncia mi risposero che non c'era una legge che mi permetteva di denunciarla,mi dissero solo di tenermi su di morale e di tornare a casa. Questa e' la mia triste storia alla ricerca di una donna


AMORE IMPOSSIBILE - Davide Catania

Io e Siramma ci siamo conosciuti tramite Facebook, era 11/07/2009, era una ragazza Tailandese, alle 15.42 lei mi invio' un messaggio di posta elettronica dove mi parlava del suo fisico, era alta 1.84m, bionda, occhi verdi, e un fisico mozzafiato mi era piaciuta da subito dalla foto che aveva allegato nella mail e inoltre sembrava una persona seria.
Dopo tanti mesi di conoscenza il 09/01/2010 decidemmo di incontrarci ad Amsterdam, la citta' piu' bella dell'Olanda ricca di colori e persone molto amichevoli. Andai all'aeroporto per andarla a prendere, andai alla reception quando notai un gruppo di persone che aspettavano come me una ragazza Tailandese. Quando arrivo' all'aeroporto, la vidi subito tra tutte le teste la sua si notava bene perche' era bionda e folta allora abbiamo iniziato a parlare e io l'ho portata al bar per prendere qualcosa da bere ma lei non voleva niente e mi sembrava molto nervosa quando lei vide quelle stesse persone che vidi io, la guardavano insistentemente allora lei mi disse di andarcene a in un hotel a parlare di noi ma io le dissi il perche' di questo suo comportamento e lei si chiuse in un silenzio misterioso allora io mi rifiutai di andare all'hotel e fu a quel punto che quelle persone si avvicinarono a lei le chiesero informazioni su una certa Siramma e lei disse di non sapere chi fosse.
Dopo un certo lasso di tempo vennero i carabinieri ad arrestarla, dicendomi che era una ladra internazionale che derubava gli uomini dopo averli fatti innamorare ma io non gli diedi ascolto e riusci' a farla evadere e scappammo insieme in Canada, dove il nostro amore avrebbe potuto continuare a vivere.


TRUFFA PER AMORE
- Ibrahim Myram Mohammad

Ho conosciuto questa ragazza su internet, e sono venuto a sapere che cercava marito per sposarsi, percio' io siccome ormai sono arrivato ad una certa eta' e non c'e' la faccio piu' ad andare a conoscere ragazze, sapendo che la ragazza cercava marito e io cercavo una moglie, decisi di inviarle la richiesta di matrimonio sempre su internet in modo che da farla venire qui in Olanda da me.
La ragazza si chiama Siramma, ha 27 anni ed e' Thailandese, capelli castani, alta 1,75 cm e occhi castani e, secondo i miei gusti, era molto carina percio' decisi di scegliere lei come sposa tra tante altre.
Dopo pochi giorni mi arrivo' un messaggio nella posta dove era proprio la ragazza che mi aveva scritto dicendomi che aveva accettato la mia richiesta di matrimonio ma che aveva bisogno dei soldi del biglietto per venire da me percio' io le inviai un messaggio con scritto che le mandavo i soldi.
Dopo alcuni giorni nella mia posta e vidi che c'era un altro messaggio di Siramma, la ragazza che mi interessava.
Nel messaggio c'era scritto che dovevo inviarle il biglietto per venire ad Amsterdam, le risposi dicendole che le dovevo parlare, il giorno dopo mi arrivo' un messaggio sempre della ragazza dove mi diceva di collegarmi alle 17:00 proprio per parlare.
Dopo aver parlato con lei su internet avevamo deciso il giorno in cui doveva venire ad Amsterdam da me. Quindi io andai in un'agenzia di viaggi dove prenotai il biglietto per la mia futura sposa,appena preso il biglietto lo spedii subito in Thailandia.
Sul biglietto c'era scritto arrivo alle 20:35, allora mi preparai alle 19:00 e alle 19:30 arrivai all'aeroporto. Dopo aver aspettato all'incirca un'ora, si apri' la porta degli arrivi, usci' Siramma.
Mentre Siramma usciva dalla porta vidi altre tre persone andare verso di lei, avvicinandomi, scoprii che lei aveva dato appuntamento ad altre tre persone, percio' ho pensato subito che era una truffa. Poi una delle altre tre persone mi disse se anche io dovevo essere
il marito di Siramma e io risposi di si.
In pratica noi stavamo per litigare ma poi lei si dileguo' con un'altra persona, quindi io e le altre tre persone eravamo rimasti truffati.
Quindi decidemmo di andare a sporgere denuncia, la polizia ci fece alcune domande sulla ragazza, e dopo aver dato i dati della ragazza la polizia la rintraccio' e chiese spiegazioni dopo di che siccome la ragazza non sapeva parlare l'olandese e perche' non aveva il permesso di soggiorno, la polizia la deporto' di nuovo in Thailandia restituendole tutti i documenti.
Alla fine io e le altre tre persone siamo rimasti fregati, io per fortuna ho perso solo il tempo e i soldi del biglietto che le ho pagato, ma non so cosa quella ragazza ha fatto fare alle altre tre persone.


DELUSIONE D'AMORE
- Salvatore Di Betta

Un giorno mentre ero su internet che parlavo con amici, mi venne in mente di iscrivermi a un sito dove potevo trovare la mia anima gemella. Mi sono iscritto e ho messo subito delle foto. Mi hanno contattato subito e ho iniziato a parlare con parecchie ragazze. Dopo un paio di giorni che ero iscritto a questo sito mi contatta una ragazza di nome Siramma dalla Thailandia . Ho voluto conoscerla bene perche' si sa che ai giorni d'oggi le truffe possono essere tante. Come primo impatto mi e' sembrata una ragazza abbastanza seria e poi era anche abbastanza carina, quindi ho continuato a parlare con lei. Aveva i capelli castano chiaro, occhi verdi, alta 1.75m e fisico accettabile. Parlavamo di tutto, anche della nostra vita privata e degli ex compagni che abbiamo avuto. Lei mi diceva sempre che era triste perche' tutti i ragazzi che ha avuto l'hanno sempre fatta soffrire e voleva iniziare una nuova vita dimenticando il passato. Mi diceva che voleva andarsene dal suo paese perche' non si trovava piu' a suo agio con la gente in quanto avevano pensieri molto diversi. Allora gli dissi se veniva ad abitare con me pagandole i vestiti nuovi e il viaggio. Lei a primo impatto non si convinse subito, pero' gia' io le avevo inviato i primi 500 euro per comprarsi nuovi vestiti e iniziarsi a preparare per il viaggio. Gli dissi che se veniva da me, per il lavoro non si doveva preoccupare perche' ci pensavo io. Dopo una settimana si e' convinta e mi disse che stava preparando tutto per affrontare il viaggio. Mi disse che arrivava all'aeroporto di Amsterdam il 21 Aprile alle ore 10:15 e che dovevo portare addosso un oggetto cosi' lei poteva riconoscermi. Ha deciso che dovevo portare un vestito nero gessato, una camicia bianca , una cravatta e il fazzoletto da taschino bordo'. Sono arrivato all'aeroporto alle ore 9:40 e mi sono messo agli arrivi. Non so se era una presa in giro o una coincidenza ma ho visto altre tre persone vestite uguali a me. E' arrivato l'aereo e ho visto lei che scendeva con un altro ragazzo, abbracciati. Pensai che fosse un amico, ma eravamo rimasti che lei sarebbe arrivata da sola. Appena si avvicinava sempre di piu', vidi le tre persone che erano vestite uguali a me che le andavano incontro. Li' mi sono reso conto che era veramente una presa in giro e io e gli altri ragazzi, dopo che abbiamo accertato il tutto, ci siamo arrabbiati di brutto. Lei se ne e' andata senza dire neanche una parola, mentre noi abbiamo chiamato subito la polizia e l'abbiamo denunciata per truffa.


INTRIGO AD AMSTERDAM
- Giacomo Nicholas Puglisi

Ciao, io mi chiamo Giovanni, sono un ragazzo di 32 anni, 6 mesi fa sono stato truffato moralmente, si esatto moralmente. Ci tengo a raccontarvi tutta questa storia dall'inizio, cosi che possiate evitare anche voi situazioni simili a quella mia. Tutto ebbe inizio il primo lunedi' del marzo scorso dove per caso nella sala d'aspetto del mio dentista trovai un giornale con uno spazio pubblicitario che diceva: Siramma donna thailandese pronta a servire il proprio uomo non solo dal punto di vista casalingo ma anche sessuale. Ragazza di 27 anni bionda occhi azzurri fisico mozzafiato cerca uomo maturo e di modeste possibilita' economiche chiamate in molti tel. 095666.
L'annuncio mi colpi' molto, data anche la mia precaria situazione sentimentale, infatti 4 settimane prima sono stato abbandonato dall'amore della mia vita, mi sentivo distrutto e abbattuto e per questo decisi di contattarla. Presi il suo numero di telefono e la chiamai la sera stessa. Mi rispose una voce maschile che diceva ''qui agenzia matrimoniale -Thailandia in love- desidera?'', me lo aspettavo e dopo che gli ho detto chi ero e dopo aver specificato chi cercavo mi diedero un numero personale.
Qui pero' ebbi un momento di ripensamento che termino' la mattina successiva.
Finalmente mi decisi a chiamarla e mi rispose, ero al quanto soddisfatto perche' mi era riuscita qualcosa da quando la mia ex moglie mi aveva lasciato! Incominciammo a parlare e subito ci capimmo, condividevamo la maggior parte dei pensieri,e dopo un mese di rapporto a distanza mi convinse a inviarle dei soldi per vivere. Io al momento rimasi perplesso sul da farsi, ma poi mi convinsi anche perche' ripensai a tutte le cose dolci che ci eravamo detti.
Lei chiedeva questi soldi molto spesso e io come un mammalucco glieli continuavo ad inviare.
Un bel giorno mi chiese se ero pronto al grande passo, lei sarebbe dovuta venire ad Amsterdam e successivamente ci saremmo dovuti sposare. Io risposi subito di si perche' mi ero veramente infatuato di lei, allora le inviai il biglietto aereo.
Il giorno del suo arrivo mi presentai in aeroporto con un'ora di anticipo per evitare che lei non mi trovasse al suo arrivo. Arrivata l'ora dello sbarco io continuavo a non vederla e cosi' chiesi in giro mostrando una sua foto. Malauguratamente per me incontrai Enrico, un ragazzo giovane con una giacca nera lunga e una sciarpa che gli avvolgeva la maggior parte del viso, quando gli domandai se l'aveva vista lui mi guardo' con espressione allibita e io pensai che mi stesse prendendo in giro, allora me ne andai. Qualche passo dopo mi sentii chiamare, era lui che aveva qualcosa da dirmi, mi voleva informare che anche lui stava aspettando Siramma.
A questo punto ci siamo messi a parlare e scoprii che anche lui era stato raggirato. Ma non era finita qui! Perche' in mezzo alla folla c'era un ragazzo sudato che anch'esso cercava una ragazza di nome Siramma!
A quel punto io ed Enrico realizzammo che era una vera e propria truffa. Andammo dalla polizia che ci disse che non eravamo i primi e che c'era stato un altro ragazzo che come noi, aveva avuto lo stesso problema proprio quel giorno e nello stesso aeroporto. Dopo esserci accertati che anche in quel caso si trattasse di Sirramma, andammo tutti e 4 all'aeroporto per provare a vedere se c'era un volo a nome suo, effettivamente c'era ma era partito venti minuti dopo l'arrivo del suo primo volo.
Noi siamo rimasti sconcertati e non potemmo fare altro che denunciarla alla polizia.
Per concludere vi dico di stare molto attenti a questi annunci che si trovano in internet e nei giornali perche' la maggior parte delle volte sono vere e proprie truffe.


UNA SPIACEVOLE VICENDA
- Andrea Bellino

Oggi ho scoperto di essere stato truffato da una donna tailandese,che doveva essere la mia futura moglie. Tutto comincio' tre mesi fa quando, per puro caso, ho trovato su internet l'annuncio di questa donna. Siramma si presentava come una comune donna qualsiasi, alta, magra, occhi azzurri, capelli lunghi lisci biondi, labbra carnose, insomma una donna bellissima. Vedendo la foto me ne innamorai subito.
Cosi ho iniziato a contattarla per sapere informazioni su di essa, ho inviato circa dieci e-mail, in tutte chiedevo informazioni su di lei, prima di avere una risposta dove mi chiedeva qualche informazione su di me: l'eta', gli interessi, se ero mai stato sposato, se avevo figli, se era prima volta che conoscevo una ragazza su internet, cosa mi aveva colpito di lei e che intenzioni avevo, tutto seguito da una mia foto.
Cosi' decisi di rispondere con un e-mail e dargli tutte le informazioni che aveva richiesto sul mio conto: ''mi chiamo Gianni, ho 25 anni, mi piace uscire con gli amici, non sono mai stato sposato, non ho figli, e' la prima volta che conosco una ragazza su internet, di te mi ha subito colpito la bellezza e per ora voglio solo conoscerti'', tutto seguito da una mia foto.
Abbiamo continuato a scriverci per due mesi, nell'ultima e-mail mi ha detto quello che provava per me e mi ha chiesto se ero pronto per un passo piu' grande il matrimonio. Questa e-mail mi sconvolto perche' erano solo due mesi che ci scrivevamo e non c'eravamo mai visti.
Cosi' ho scritto un e-mail dove le dicevo di vederci qui ad Amsterdam per conoscerci meglio.
Lei mi ha risposto che ci servivano 1000 euro per chiudere dei debiti prima di poter venire ad Amsterdam piu' 500 euro per il biglietto aereo.
Quindi decisi di mandargli questi 1500 euro per poterci finalmente incontrare. Cosi' Siramma mi mando una lettera dove diceva che sarebbe venuta ad Amsterdam il mese seguente.
Da quel giorno non ho piu' avuto notizie sul suo conto. Solo il giorno prima dell'incontro mi ha mandato una lettera dove diceva che era tutto sistemato e che sarebbe arrivata come aveva stabilito.
Cosi' il giorno dopo arrivato all'aeroporto mi avvicinai subito al banco della compagnia aerea e ho chiesto se per caso aveva visto la persona nella foto che avevo in man, loro sconcertati mi dissero che ero la terza persona che mostrava quella foto e mi indicarono gli altri due che l'avevano mostrata.
Cosi' decisi di andare a parlare con il primo di loro era un uomo su per giu' di 40 anni; alto, magro, capelli spettinati biondi, occhi verdi chiaro di carnagione, gli chiesi come aveva conosciuto Siramma e lui mi rispose che aveva trovato l'annuncio su internet e pure a lui aveva chiesto 1500 euro per le spese. Cosi' andai a chiedere la stessa cosa al secondo uomo; alto, un po' impostato, capelli scuri, occhi marroni, scuso di carnagione e anche lui mi disse e che aveva conosciuto Siramma su internet e che aveva dovuto mandare 1500 euro per le spese.
A quel punto capi' di essere stato truffato e che non avrei mai conosciuto questa Siramma.


UNA TRUFFA CHE PORTA AL MATRIMONIO
- Alessio Licandri

Amsterdam. Ero in cerca di moglie e per pura coincidenza mi e' capitato il giornale nelle mani in cui nelle ultime pagine si trovavano degli annunci. Uno di questi diceva che una donna era in cerca di marito. Dopo aver letto questo annuncio presi il telefono e cercai di rintracciare questa donna . Lei mi disse subito di mandarle dei soldi per il biglietto e io le dissi che al piu' presto le avrei mandato la somma per pagare il biglietto .Tramite il telefonino mi invio la sua foto. Era molto carina perche' aveva i capelli biodi era alta e magra e aveva i lineamenti molto leggeri. A questo punto decisi di inviare la somma. Dopo qualche giorno la chiamai e lei mi ringrazio e mi disse che il biglietto lo aveva prenotato e la partenza era prevista fra 2 giorni. Pensai che era arrivata la persona giusta che mi avrebbe fatto compagnia fino alla morte. Questi 2 giorni non passavano mai . Avevo tanta voglia di vederla. Alla fine questi 2 giorni passarono e arrivo' il momento di andare all' aeroporto per andarla a prendere . Appena arrivai misi in mostra la foto di lei e mi accorsi che non ero l'unico ad avere la foto con la stessa persona. Parlai con queste persone e loro mi dissero che stavano aspettando una donna che aveva messo un annuncio sul giornale e che aveva voluto i soldi del biglietto. Subito sali in auto e andai dalla polizia e gli raccontai le vicenda , sporsi denuncia verso questa persona e cercai in tutti i modi di rintracciarla ma non ce la feci. Decisi di arrendermi e di non pensare piu' a quei soldi che avevo speso inutilmente. Dopo qualche mese mentre ero al lavoro mi arriva una chiamata dalla polizia che mi invitava in questura. Decisi di scappare e di andare subito dalla polizia. Arrivato a destinazione mi viene detto che era stata trovata la persona che mi aveva truffato e subito dopo mi portarono in una stanza e' dove era questa donna. Fu la prima volta che la vidi di presenza e mi accorsi che non era le stessa persona della foto. Era un trans che non trovando lavoro si dedico a fare queste truffe. Mi racconto' che gli servivano dei soldi per fare varie operazioni per cambiare sesso. In quel momento mi fece tanta tenerezza e decisi di non voler indietro i soldi. Dopo aver fatto una lunga chiacchierata con lei decisi di tornare a lavoro e di dimenticare tutto quello che era successo ma quando mi trovavo vicino l'uscita lei mi chiama e mi dice se potevo andare con lei a prendere un caffe'. Decisi di accettare. Siamo andati in un pub molto conosciuto e lei mi chiese se la potevo ospitare per una notte o piu'. Io risposi di si. La portai a casa mia e le chiesi se voleva fare un pisolino e lei rispose di si. Allora le mostrai la camera da letto. Lei ando' prima in bagno e dopo venne in cucina a chiedermi se le facevo compagnia . Decisi di farle compagnia ma quando ci siamo sdraiati nel letto vidi che lei cercava un contatto fisico con me allora decisi di non sdraiami e di cercare una scusa per uscire da quel letto. Le dissi che mi ero dimenticato di un appuntamento, mi alzai e scappai in bagno dove mi feci una doccia fredda e subito dopo andai a farmi un giro. Sono tornato dopo 2 ore ma ancora lei era nel letto che dormiva, cosi' decisi di cucinarmi qualcosa da mangiare perche' avevo troppa fame. Iniziai a mangiare e appena finii lei si alzo e mi guardo' negli occhi, in quel momento non ci sono riuscito e sono caduto tra le sue braccia.
Dopo qualche mese ci siamo messi insieme e posso dire che non facevo piu' caso se lei era un uomo perche' gia' io la vedevo come una donna anche se aveva delle piccole differenze. Mi innamorai follemente a tal punto da farla conoscere ai miei genitori. Al primo impatto la discriminarono ma dopo qualche mese anche loro si abituarono a quella bellissima donna che prima era un uomo ma nonostante questo aveva conquistato il mio cuore.


UNA FIDANZATA PER TUTTI
- Andrea Di Mauro

Mi chiamo Mario, ho 23 anni ed abito vicino ad Amsterdam, mi trovavo all'aeroporto per aspettare la mia donna, in altre parole la mia fidanzata, avevo con me una carta di riconoscimento. Chiesi al bancone se era arrivata e ancora era in viaggio. Io la aspettai nella sala d'attesa, mi assicurarono che sarebbe arrivata intorno alle 12: 00, aspettai due ore circa, quando vidi altre tre persone che cercavano la stessa figura e allora mi sorsero dei dubbi. Mi avvicinai a loro dicendo cosa volevano da quella persona, loro si presentarono dicendomi buongiorno, io mi chiamo Luigi, abito ad Amsterdam e stavo aspettando la mia ragazza che si trova in aereo, il secondo uomo affermo' che si chiamava Giuseppe ed anche lui aspettava la sua ragazza, era un biondo, occhio azzurrino ed aveva 23 anni come me, il quarto uomo si presento' con un linguaggio come si puo' dire perfetto, era uno studente universitario che viaggia per trovare lavoro con i concorsi, si chiama Giovanni, abitava anche lui qui ad Amsterdam ed aveva 24 anni, insomma avevamo tutti quanti la stessa eta' si puo' dire. Gli chiesi perche' fossero interessati a quella donna, e mi risposero perche' e' la nostra fidanzata, dopo una breve litigata con tutti e tre ci chiarimmo. Dopo si avvicino' la polizia e disse cosa stava accadendo, noi gli raccontammo tutto e i poliziotti dissero <<Chissa' quante persone sono state ingannate da questa donna>>… Io descrissi la mia signorina che si chiamava Siramma, aveva i capelli biondi ed un bel fisico e viaggiava di solito in aereo, anche se non sapevo bene il perche', mi disse solamente che viaggiava per questioni di lavoro. La giovane, ora accusata di una strage di cuori, scriveva di non voler vivere ''con un tailandese maschilista'' ne' di voler essere condannata ''in una cuccia per cani''. Tuttavia, fornendo prova di conoscere le umane debolezze, assicurava di essere ''una buona donna di casa e una brava schiava del sesso''. Secondo i poliziotti, arrivata ad Amsterdam all'aeroporto riusci' a scappare ipotizzando con un quinto uomo, allora noi pensammo di cercarla chiedendo informazioni in giro. Non riuscimmo a trovarla e la denunciammo.


LA TRUFFA DI SIRAMMA
- Giorgio Ventura

Un giorno mentre mi trovavo a navigare in internet, si e' aperta una pagina che parlava di incontri matrimoniali e ho conosciuto una ragazza che si chiamava Siramma. Dopo averle parlato per quasi tutta la notte, ho scoperto che e' una ragazza che proviene dalla Tailandia, dopo avermi dato il suo contatto msn mi ha inviato delle foto, gia' dalla prima foto mi e' piaciuta moltissimo,
Nella foto che mi ha inviato aveva un vestito da sera, capelli ricci e biondi, gli occhi sull' azzurro chiaro,era alta all' incirca 1,75,troppo bella e mi sono innamorato subito appena l' ho vista. Dopo averle parlato per qualche altro giorno lei mi ha chiesto se potevo inviarle dei soldi. Data la bella impressione che mi aveva fatto io dissi di si e le inviai 500 euro,questo success anche altre volte fino a stimare una somma di circa 4000 euro. Giorni dopo l' ultimo vaglia postale mi disse se ero pronto, io non sapevo a cosa si riferisse e quindi gli e lo chiesi, e lei mi rispose che era arrivato il momento di incontrarci, allora gli inviai il biglietto.
Il giorno dell'arrivo aspettai nella sala di attesa dell'aeroporto per quasi un ora poi, preoccupato che lei si fosse potuta perdere, presi la sua foto che avevo nel portafoglio e incominciai a mostrarla in giro chiedendo se la avevano vista. Dopo 5 minuti avevo gia' chiesto a mezzo aeroporto e non sapevo piu' che fare, quando verso di me corre un ragazzo di media statura con degli occhiali molto grandi che gli coprivano la faccia e un foglio in mano. Inizialmente mi spaventai ma poi lui mi face vedere quel foglio in cui c' era stampata una foto di Siramma. Il ragazzo non aveva fiato per parlarmi ma io capii subito cosa era accaduto, quando si riprese incominciammo a parlare dell' accaduto e realizzammo che eravamo stati vittima di una vera e propria truffa, allora siamo andati dai carabinieri per denunciare l' accaduto e li scoprimmo che non eravamo stati gli unici infatti c' erano altri due ragazzi in caserma che proprio quel giorno erano andati nello stesso nostro aeroporto per aspettare Siramma e non l'avevano trovata. Allora tutti e 4 abbiamo deciso di indagare e ci siamo recati all' aeroporto per chiedere se c'era un biglietto a nome di una certa Siramma la risposta negativa dello stiuart era quella che ci aspettavamo infatti non esisteva nessuna Siramma. Allora siamo ritornati in caserma, avviamo sporto denuncia e da quel giorno in poi capii che era meglio non fidarsi delle persone e soprattutto non conoscerle mai su questi siti perche' non puoi sapere chi puoi trovare. Spero che non capiti mai un esperienza del genere a nessuno.


CHE TRUFFA! - Andrea Conigliello

Amsterdam - Stavo leggendo il giornale quando ho visto un annuncio che parlava di una ragazza di nome Siramma che cercava marito, in quell'annuncio c'era la descrizione di questa ragazza. Era una ragazza alta, con i capelli lisci castano chiaro, gli occhi azzurri e una carnagione scura, accanto all'annuncio c'era la sua foto. Sotto l'annuncio c'era il contatto e-mail di Siramma, allora decido di contattarla. I giorni passano e ci conosciamo meglio. Passano mesi e ci conosciamo sempre di piu', quando lei all'improvviso mi chiede se la voglio sposare; io gli dico di si e cosi' decido di mandarle dei soldi e il biglietto per venire ad Amsterdam. 25 Giugno 10:25 comincio ad andare all'aeroporto perche' il volo Bangkok-Amsterdam arrivava alle 11:25. Alle 11:00 arrivo all'aeroporto e vado nella sala d'attesa; c'era molta gente che aspettava. Alle 11:25 arriva il volo ma non riesco a vedere Siramma, tutte le persone tranne me ed altre tre vanno con i propri cari. Si fanno le 11:40 e allora io e quei ragazzi decidiamo di informarci se chi aspettiamo sia arrivata, e ci accorgiamo che e' la stessa persona. Una ragazza ci dice che era scappata via con un quinto uomo Non trovandola andiamo dalla polizia a esporre denuncia per truffa. Dopo un mese la polizia ci contatta e ci dice che l'hanno trovata. Decidiamo di andarle a parlare e ci dice che ci aveva truffati solamente per venire qua perche' c'era il suo ragazzo. Con la polizia decidiamo di lasciarla andare pero' doveva pagare tutto quello che noi avevamo dato a lei in soldi.


L'AMORE TRUFFA - Salvatore Gullotto

Amsterdam, 13 maggio 2007- Sono Francesco, ho ventinove anni e sto scrivendo in questo momento per parlarvi di un fatto accaduto non molto tempo fa. Lo ricordo come se fosse ieri.
12 maggio 2005, ore 22.17- ero al computer che parlavo con la donna che doveva essere la mia futura sposa e lei mi aveva chiesto alcuni giorni prima dei soldi per poter fare un biglietto di sola andata da Bangkok ad Amsterdam e venire finalmente da me. Quel giorno mi disse che la somma che avevo mandato era arrivata e che lo stesso giorno era andata a fare il biglietto per il giorno seguente. Mi disse che sarebbe arrivata il 13 maggio alle ore 16.30. Dopo quest'ultimo messaggio stacchiamo la videochiamata e scegliamo di incontrarci domani in aeroporto.
13 maggio, ore 16.00 - arrivo in aeroporto. Arrivato li' mi siedo e aspetto il suo arrivo. Dopo qualche minuto vedo arrivare altre tre persone che avevano la stessa fotografia di Siramma.
I tre uomini erano uno piu' grande dell'altro.
Il piu' piccolo aveva 21 anni, era un ragazzo basso, capelli a medio taglio, e fisicamente magro; il secondo aveva 27 anni e questo a differenza dell'altro era un po' piu' alto, molto piu' robusto e con pochi capelli; mentre l'ultimo era un uomo di media eta', aveva infatti 45 anni, calvo con un dito amputato a causa del suo lavoro pericoloso e di media statura.
Andai da loro e gli chiesi chi era quella donna nella foto, come si chiamava e da dove veniva. Mi diedero gli stessi dati di Siramma. In piu' mi dissero che erano sposati con questa donna. A questo punto aspettai che arrivasse, perche' a prima impressione pensai che potesse essere uno scherzo.
Si fecero le 16 e 45 e ancora non era sceso nessuno, ma dopo pochi minuti vidi arrivare alcuni uomini della polizia armati e decisi di chiedere delle spiegazioni. Mi dissero che stavano aspettando l'arrivo di Siramma per arrestarla poiche' era una truffatrice e che aveva rubato dei soldi chiedendo alle persone che conosceva in chat, dopo avergli detto di stare insieme e di sposarsi con loro. Fu a quel punto che mi accorsi che quello che mi avevano detto quelle persone era vero. Aspettai l'arrivo ma di lei neanche l'ombra. Ad un certo punto vedo una donna con il volto coperto che si avvicinava ad una coppia di persone ma che non parlava la mia lingua.
Mi avvicinai a quella donna perche' mi aveva un po' insospettito dato che il volo da Bangkok per Amsterdam era gia' arrivato anche se con un po' di ritardo.
Era lei, Siramma, solo che appena mi vide inizio a scappare insieme a quella coppia formata da un uomo e una donna.
Senza dare troppo nell'occhio andai via pensando che di donne non esiste solo lei allora scelsi di cancellarla totalmente dalla mia testa e di continuare a vivere la mia vita convinto che prima o poi il vero amore sarebbe arrivato.


INCONTRI CHE TI CAMBIANO LA VITA - Alessio Grasso

Ho conosciuto Siramma giorno 27/05/2009 tramite un sociale network chiamato ''Meetic''. Dopo aver conosciute svariate donne mi sono imbattuto in lei, era una tailandese e dalla sua foto ho visto il suo immenso splendore, infatti era una ragazza nana, molto in carne, senza capelli e con una sorriso molto da ambientalista, infatti aveva una flora e una fauna che si estendeva per tutta la sua corona dentaria. Dopo quasi un anno che ci conoscevamo abbiamo deciso di incontrarci per unirci in matrimonio. Giorno 28/05/2010 gli ho pagato un biglietto di sola andata per Amsterdam, e siccome avevo prenotato il volo per il giorno dopo mi e' costato quasi il doppio del prezzo normale. Finalmente arrivo' il fatidico giorno, mi precipitai all'aeroporto per andarla a prendere e per una qualsivoglia coincidenza del destino incontrai altri 3 individui che erano li per andare a prendere una ragazza nana, senza capelli. Preso dalla curiosita' le chiesi di farmi vedere una foto e assomigliava incredibilmente alla mia donna ma volemmo fare finta di niente.
Da quel momento in poi passammo quasi tutti i giorni insieme, anzi per essere piu' precisi passava 1 giorno con me e altri 3 fuori casa, mentre per la notte usciva di casa inventando scuse del tipo : <<Amore vado a dare il mangiare alle giraffe>> oppure <<vado a mangiare il sushi>> e tutti sapevano che non poteva essere perche' lei era vegetariana.
Dopo 25 anni che ci frequentavamo i suoi comportamenti mi hanno insospettito e quindi ho ingaggiato una ispettrice privata, alla ultimazione delle indagini e' risultato che lei quando doveva svolgere le sue ''facende'' si vedeva con un altro uomo, per essere piu' precisi erano 3 gli uomini. Da li' tutto mi sembro' piu' chiaro, gli uomini all'aeroporto, le loro foto, le sue scuse e perche' oggi il gelataio mi ha passato a 1.50 euro il gelato al fior di latte.
La mia mente era piu' aperta e aveva compreso quello che mi accadeva attorno, il destino si stava facendo beffa di me considerandomi come un ariete. Andai a chiarire tutto con la mia batufflina animalista. Ma quando arrivai, non trovai l'amore della mia vita ma solo una montagna di lardo sopra una persona a me estranea, presi un fucile a canne mozze e la uccisi, avevo ucciso l'unico oggetto non inanimato che avevo mai amato. Tre giorni dopo la polizia fece un bliz a casa mia, entrarono da quella finestra un centinaio di uomini vestiti da marinaretti che mi legarono alla sedia e mi portarono a spalla fino in Iraq dove mi fecero i complimenti per aver scoperto e ucciso una ladra doppiogiochista mondiale, che gia' sfruttando Meetic aveva truffato migliaia di centinaia di uomini, facendoli innamorare di lei e successivamente portarli sul lastrico.





*********************************


Leggete con attenzione la seguente notizia d’agenzia e scrivete un racconto comico. Rispettate gli elementi essenziali della storia (situazione iniziale, sviluppo, conclusione, ambientazione, personaggi) e utilizzate il punto di vista di uno dei malviventi.


Ladri inseguiti dalle proprie vittime: per salvarsi chiamano la polizia


Bolzano - Due malviventi sono stati colti con le mani nel sacco mentre tentavano di rubare la benzina dai mezzi di una rivendita d’auto. I proprietari del negozio, anziché allontanarsi e chiedere aiuto hanno preso delle spranghe di ferro e si sono scagliati contro i ladri, costringendoli alla fuga. Un’esperienza umiliante, aggravata dal fatto che i furfanti hanno dovuto chiedere aiuto alla polizia.
I proprietari dell’auto salone, non si sono limitati a spaventare i balordi, ma li hanno inseguiti finché gli stessi, per evitare il linciaggio, si sono rifugiati sul tetto di un capannone. Messi alle strette i malviventi non hanno trovato di meglio che telefonare alla polizia: "Arrestateci - hanno detto al 113 - altrimenti ci picchiano". Una pattuglia è intervenuta sul posto e, dopo aver tranquillizzato i titolari della rivendita, ha fatto scendere i malviventi. Ora sono in salvo, in carcere.


*********************************


TRUFFA AI TRUFFATORI - Francesco Baialardo

La storia che sto per narrarvi, ha come protagonisti due truffatori che sono stati truffati. Tutto è iniziato quando, in una calda mattina di estate, io e il mio migliore amico Fulvio, abbiamo deciso di rapinare una rivendita d’auto. La mattina del 16 Luglio del 2010, dopo essere stato licenziato dal mio capo, il direttore di una rivendita d’auto di Catania, mi sono recato dal mio migliore amico, per parlargli dell’accaduto. Gli ho detto che ero stato licenziato, solo per aver guardato con molto interesse una cliente che si è subito infervorata. Fulvio mi ha detto che era una vera e propria ingiustizia, cosi, dato che non avevamo niente da fare, perché lui non lavorava, perché viveva a carico della madre, abbiamo deciso di organizzare una rapina alla rivendita. Era la prima volta che organizzavamo un colpo, e impiegammo quasi tutta la giornata, finalmente, alle otto e trentasette di sera, abbiamo trovato la soluzione migliore. Abbiamo deciso di entrare dalle fogne, perché, mi ricordavo che, in azienda, stavano cambiando i sanitari del bagno, però non avevo pensato che non saremmo mai potuti entrare passando dalle fogne. Alle undici in punto di quella sera, dopo l’orario di chiusura, ci siamo recati di fronte alla rivendita con il furgone di Fulvio, vestiti di nero, con due calzamaglie marroni di mia nonna e un paio di guanti d’orati (non eravamo riusciti a trovare quelli neri). Dopo esserci preparati psicologicamente, alle due e quindici di mattina siamo scesi dal furgone e cercavamo di entrare nel tombino sotto il furgone. Sfortunatamente, non sapevamo che il mio ex capo e il suo socio, dopo che avevano fatto tardi al lavoro, si erano addormentati nella panchina di fronte alla rivendita. Quando ci hanno visti, non so come hanno fatto a capire subito quali erano le nostre intenzioni, e cosi ci hanno rincorso con due spranghe di ferro, che si trovavano per terra. I primi due chilometri di corsa, abbiamo pensato che ci stavano inseguendo solo per impaurirci, ma dopo altri sette chilometri, abbiamo capito che ci volevano fare molto, anzi moltissimo male. Dopo aver realizzato che ci volevano mandare all’ospedale, feriti gravemente, io e Fulvio, abbiamo deciso che ci serviva un luogo dove rifugiarci, ma non sapevamo dove andare. A quel punto mi venne un’idea; dato che i due direttori della rivendita erano molto grossi, abbiamo pensato che se ci fossimo arrampicati su qualche cosa di molto alto, loro non sarebbero riusciti a raggiungerci, cosi abbiamo deciso di arrampicarci sul tetto di una casa, grazie all’aiuto di una pianta rampicante. A quel punto abbiamo pensato di rimanere sul tetto fino a quando i due soci dell’autosalone non se ne fossero andati. Ma non è andata proprio come ci aspettavamo, infatti, i due aggressori, prima si limitarono ad aspettarci, poi, però, iniziarono a lanciarci contro dei sassi. Sfortunatamente, uno di essi ha colpito in piena testa Fulvio, che è svenuto ed è caduto su un nido di rondini. A quel punto, anche le rondini si sono adirate contro di noi, e hanno iniziato a beccarci e a farci le feci addosso, fino a quando Fulvio è rinvenuto. Ormai erano tre notti che io e il mio amico eravamo sul tetto, evitando le sassate e le beccate delle rondini. Il quarto giorno eravamo esausti, dato che eravamo costretti a bere l’acqua piovana e a stare a digiuno, cosi ci è venuta una brillante idea. Abbiamo deciso di uccidere le tre rondini, che ci davano problemi, perché cosi le potevamo mangiare. Per raggiungere il nostro scopo, avevamo bisogno di qualche arma per uccidere le bestiacce. In quel momento abbiamo pensato di ucciderle a mani nude, ma presto ci siamo accorti che non era possibile, ma poi abbiamo escogitato un piano per farci tirare una delle spranghe di ferro, che erano in possesso dei dirigenti. La mattina seguente, quando il sole era alto nel cielo, (non avevamo l’orologio) abbiamo iniziato a provocare i due soci, per far si che ci lanciassero le spranghe, ma ogni nostro tentativo è fallito. Ormai ci stavamo per rassegnare, quando mi sono accorto che Fulvio, era appoggiato su un’antenna parabolica, cosi abbiamo deciso di staccare l’antenna e di usarla come arma, contro le rondini. Ci siamo assicurati che, gli abitanti della casa sulla quale alloggiavamo di nascosto, si fossero addormentati, e abbiamo rotto l’antenna. La mattina dopo, abbiamo cominciato la cacci, che è durata fino al tardo pomeriggio, quando, finalmente, siamo riusciti a catturare tutti e tre gli uccelli. La sera di quello stesso giorno, abbiamo iniziato a spennare le tre rondini, e avevamo pensato di mangiarle affumicate, cucinandole con il fumo proveniente dalla cappa del camino della casa. Stupidamente non ci siamo risi conto che eravamo in piena estate, e che quindi il camino non lo avrebbero acceso mai. Prima di disperarci, però, Fulvio ha avuto un’illuminazione; ha preso i suoi occhiali e, li ha usati per accendere il nido delle rondini, con la luce del sole. Dopo qualche oretta ci è riuscito, e abbiamo iniziato a cucinare le rondini. Quella stessa sera le abbiamo finite tutte e ci sentivamo un pochino più in forma, ma nel frattempo, i due dirigenti, stanchi di tirarci ancora pietre (anche perché non ce n’erano più, in tutto il perimetro dell’abitazione), passarono col lancio di pezzi di legno, molto più pesanti delle pietre. Avevamo superato il primo ostacolo, quello delle rondini, ma ora ci attendeva una prova ancora più dura, sconfiggere i due dirigenti. Ora mai erano due settimane che aravamo rifugiati sul tetto della casa, ed eravamo davvero esausti, e come se non bastasse, gli abitanti della casa, avevano chiamato l’antennista, che sarebbe venuto da un momento all’altro. Eravamo stanchi di continuare a sopravvivere sul tetto di quella casa, cosi, quando abbiamo visto passare una volante della polizia, abbiamo deciso di chiamare i poliziotti per farci arrestare. In un primo momento abbiamo pensato che non ci avevano visto, ma dopo, per fortuna, si sono fermati davanti la casa. A quel punto, hanno chiesto spiegazioni ai due dirigenti con le spranghe, che mentirono spudoratamente e se ne andarono via. Quando finalmente, ci hanno portato a terra, ci hanno chiesto come mai ci trovavamo sul tetto. Senza pensare alle conseguenze, sia io che Fulvio, abbiamo chiesto subito di essere arrestati. Quando siamo arrivati in centrale ci hanno domandato cosa era successo, noi abbiamo raccontato tutta la vicenda, e gli abbiamo detto che preferivamo essere arrestati, a posto di tornare li fuori, con gente come quei due dirigenti. Alla fine i due poliziotti ci hanno portato in cella e se ne sono andati ridendo, dicendo che non avevano mai incontrato mai due truffatori che si sono fatti truffare.


CHI E' LA VITTIMA? - Andrea Cifalino?

Questa che vado a raccontarvi è la storia di due ladri che non si sono costituiti ma si sono fatti arrestare per la paura di essere malmenati dalla “vittima”. I ladri in questione siamo io ed il mio compagno di cella Antonio. Io mi chiamo Andrea ho venticinque anni e vivo in un appartamento in affitto che a volte non riuscivo a pagare e quindi dovevo chiedere aiuto al mio migliore amico. Antonio ha ventisei anni, è il mio migliore amico e lo conosco da una vita, siamo praticamente cresciuti insieme e non ci siamo mai separati. È un ragazzo gentile e paziente, anche troppo, al contrario di me, ed anche molto bonaccione nonostante sia un metro e ottanta per settantadue chili, e sempre al contrario di me che sono un metro e sessantacinque centimetri e peso cinquanta chili circa, ma come si suol dire gli opposti si attraggono. Il nostro sogno sin da piccoli era quello di lavorare insieme, non importava dove o come, importava solo stare uniti. C’era solo un piccolo problema: io ero disoccupato da cinque mesi, prima lavavo i piatti in una pizzeria, e lui era un mantenuto che viveva con i soldi di quei ricconi dei suoi genitori. Cercando insieme, non c’era mai qualcuno che ci assumeva tutti e due o quando succedeva erano lavori troppo stancanti per quello scansafatiche di Antonio e quindi dopo vari tentativi ci siamo stancati e abbiamo deciso, a malincuore e per quanto riguarda la vita lavorativa, che ognuno doveva andare per la sua strada. Quando un giorno qualcuno bussò alla porta della mia baracca, era Antonio con una miriade di valige e, prima di entrare, mi guardò e mi disse quasi piangendo: - Io non voglio lavorare! – All’inizio non avevo ben capito e quindi lo feci entrare e lo invitai a sedersi ed a tranquillizzarsi. Quello che mi raccontò mi sconvolse molto, egli mi disse che i suoi genitori l’avevano cacciato di casa perché erano stanchi di vederlo sempre sdraiato sul divano a guardare la televisione, e gli dissero che non gli avrebbero dato più un soldo fino a quando non riusciva a trovarsi un lavoro decedente. La prima cosa che dissi fu: - E ora a me chi mi paga l’affitto? – Bell’amico che sei – rispose Antonio – invece di confortarmi pensi a come mantenerti l’affitto? Più tosto pensa ad una soluzione! – Pensare ad una soluzione? Pensare non è mai stato il mio forte ma se non volevamo finire tutti e due in mezzo ad una strada dovevo escogitare qualcosa, ma la prima mezza giornata l’ho passata seduto sul tavolo a riflettere ed ad un tratto mi balenò un idea: mentre vedevo giocare alla play station quell’imbecille di Antonio pensai che fosse una buona cosa vendere tutta la collezione di video-games che mi aveva regalato. Antonio non aveva preso la notizia tanto bene – Ma sei scemo?!- disse Antonio- Sono oltre sessanta giochi e sono l’unico risultato buono della mia inutile vita. – ed io gli risposi – Tonio! Non siamo più bambini, questo è l’unico modo per evitare di condividere un pezzo di cartone con un barbone – Riuscì a convincerlo ed allora ci siamo subito recati al negozio di giochi più vicino per vendere video-giochi e play station. Ma qui pensavano di darci solamente quattrocento euro, ma quattrocento euro non risolvevano niente per il semplice motivo che solo l’affitto veniva a costarmi trecento euro, e se il proprietario venisse a scoprire che ora dorme in quella casa anche Antonio non ci penserebbe due volte a raddoppiare il prezzo. Quindi girammo un po’ tutti i negozi e la migliore offerta ricevuta era quella di ottocento euro. Non avendo altra scelta abbiamo accettato. Siamo riusciti a “sopravvivere” per un mese e mezzo vendendo oggetti che non ci servivano più, ed arrivati al limite, cioè quando non avevamo più niente da vendere, dovevamo pensare a qualcosa di nuovo, ma sta volta doveva essere qualcosa che ci avrebbe cambiato la vita, qualcosa di importante: Dissi ad Antonio di chiedere un ultimo favore ai suoi genitori, ovvero di prestarci dei soldi per aprirci un piccolo bar. Ma Antonio disse subito che sarebbe stato difficile ma comunque non si perse d’animo e quindi abbiamo preso la nostra bicicletta ( la macchina l’avevamo venduta ) e siamo partiti per la casa dei suoi genitori. Ci anno accolto molto bene, sono persone molto gentili, ma appena Antonio chiese il favore cambiarono espressione. Antonio gli diceva - Mamma, papà è l’ultimo favore che vi chiedo poi vi lascerò stare – la madre abbasso lo sguardo come se fosse stata intenerita, il padre invece rispose con voce convinta – Figlio mio, impara a credere in qualcosa ma senza il nostro aiuto ricorda che un giorno noi non ci saremo, se ti dessi questi soldi non avrei compiuto il mio scopo, quello di farti crescere. – Antonio si alzò arrabbiato e uscì di casa senza dire una parola, io guardai suo padre come a dirgli “ capisco “ e me ne sono andato. Tornati a casa ci siamo coricati per rilassarci un po’ e Antonio ha detto sospirando: - E adesso valla a trovare una soluzione – Una soluzione ci sarebbe – gli ho risposto – E quale? – mi ha chiesto – Non ti piacerà, non ti piacerà per niente – Dimmi a cosa stai pensando – Forse è meglio che lasciamo stare va – no dai dimmelo ormai!- Guarda che è una cosa veramente brutta, è un reato!- Non starai pensando mica di uccidere i miei genitori per farmi lasciare tutto il patrimonio? – Ma va! Smettila di dire cavolate assassino! – però non era male come idea ?!- Zitto va! Che quella bocca la apri solo per dire cose senza senso, avevo pensato di fare un colpo, di andare a rubare i soldi dell’auto salone più ricco della città – non vorrai rubare mica all’auto salone del signor Carbone?!? – e perché no? – Quel posto è pieno di telecamere di sorveglianza! Non voglio finire in galera! – Tranquillo ho già pensato a tutto. Dopo aver parlato tutta la notte di ciò, sono riuscito a convincere Antonio, ed allora abbiamo architettato un piano per mettere in atto il colpo. La prima parte del piano consisteva nello spegnere gli apparecchi di allarme e antifurto e tutte le telecamere. Per fare ciò Antonio doveva intrufolarsi nell’ufficio del proprietario e spegnere gli interruttori giusti in modo, però, di non spegnere anche le luci che illuminavano l’ambiente esterno. Questo lavoro era il più semplice perché, il proprietario era fuori città e Antonio doveva spacciarsi per il suo domestico per farsi dare le chiavi ed entrare nel suo ufficio. Nel frattempo io dovevo trovare la cassaforte dove erano custoditi i soldi ed anche questo non è stato un lavoro difficile perché la cassa forte si trovava sotto il tappeto dietro la cassa. Dopo aver calcolato ogni minimo particolare abbiamo stabilito il giorno, il colpo doveva avvenire l’indomani a mezza notte, quattro ore dopo l’orario di chiusura. Arrivato il giorno e l’ora d’avanti alla porta secondaria, dove noi dovevamo entrare, ci siamo fermati ed io dissi ad Antonio : - E’ il momento – Ho paura – mi ha risposto, era molto umiliato di fare ciò ma era l’unico modo – Abbracciami, abbracciamo forte fratello – egli mi abbracciò dicendomi con le lacrime agli occhi – Promettimi che dopo la rapina non faremo più niente del genere – Te lo prometto. Ora andiamo- Abbiamo aperto la porta con un piede di porco e siamo entrati. A me tremavano le gambe dalla fifa, il posto mi appariva spettrale, era immenso e semi illuminato ed una luce faceva accendi e spegni, come nei film dell’horror, L’unica cosa che mi rincuorava erano le belle macchine. Ci siamo incamminati verso la cassa a piccoli e silenziosi passi tenendoci l’uno dall’altro per il braccio. Arrivati alla cassa prima di alzare il tappeto sentimmo dei rumori – cos’era? – niente sarà stato un topo, tranquillo – gli ho risposto ad Antonio. I rumori continuavano – Andrea ti prego torniamo indietro – No! Ormai manca poco – presi lo stetoscopio per aprire la cassa quando ad un tratto mi sentivo scuotere la spalla, era Antonio che cercava di attirare la mia attenzione – Andrea ! – Tonio non ora – Andrea devi assolutamente vedere una cosa - sssssshhhhhh! Ci siamo – C**** Andrea girati!!! – Mi sono girato e quello che ho visto mi fece pensare – Siamo dei cretini - Avevamo pensato a tutto ciò che c’era da pensare, telecamere, luci, porte ecc. ma non avevo pensato ad una cosa : il custode!!! Un uomo enorme si avvicinava con una spranga in mano e stranamente senza dire niente, quell’uomo ci voleva morti. – Scappa!! – dissi ad Antonio, ed allora abbiamo cominciato a correre più non posso verso la porta da cui siamo entrati, ma fuori c’era il custode che aveva preso una specie di scorciatoia e si era piantato giusto da dove noi dovevamo scappare in caso di emergenza ed allora abbiamo preso un'altra strada. Ma questa strada portava in un vicolo ceco, e man mano vedevamo quel ciccione che si avvicinava a noi ed allora ho detto ad Antonio di prendermi sulle spalle, dato che era più alto, e di farmi salire su una terrazza. Arrivato lassù gli ho allungato la mano per aiutarlo a salire e dopo di ciò ci siamo votati per vedere dove era il custode, ed egli era sparito – Dov’è – gli chiesi ad Antonio – che importa andiamo delle scale – ma dalle scale stava salendo proprio lui. – Oh no! E ora che facciamo? – Calma! Fammi ragionare. – Nel frattempo abbiamo messo un legno che in qualche modo impediva al custode di entrare, ma lui era talmente grosso che si ritrovò a dare una serie di testate alla porta cercando di aprirla – Non abbiamo molto tempo Andrea!!- mi esclamò Antonio, ed a quel punto mi venne un idea: quella di chiamare la polizia e dirgli che c’era un malintenzionato che voleva picchiarci. –Dov’è il telefono?- c’è l’ho io! – mi rispose tremando dalla paura Antonio – Chiama alla polizia! – Gli dissi tenendo la porta cercando di non fare passare il “porco”- Ma sei sicuro? – muovitiiii!!! – Pensavo di aver avuto una buona idea e invece…Quel pazzo di Antonio chiamò la polizia dicendogli: - Polizia, arrestateci vi prego, c’è qui quel pazzo che abbiamo rapinato che ci vuole morti!!!- quello che o sentito mi ha fatto cadere la faccia a terra, infatti a quel punto allentai la presa e il custode buttò giù me e la porta, e Antonio vedendomi a terra cercò di rialzarmi ma il custode ci punto contro la spranga di ferro e ha detto : - Adesso chiamo la polizia e voi finirete in galera – Non c’è bisogno – gli risposi, e proprio nel momento in cui ho finito di dire la frase si sentirono le sirene della volante avvicinarsi e fermarsi proprio sotto di noi.


RIVENDITORI NEVROTICI - Giovanni Manconi

08/03/10
Ciao mi chiamo Odoacre e sto scrivendo dal carcere di Bolzano, questo è il mio diario.
Il perché mi trovo qui è buffo: tutto iniziò la sera di martedì 2 marzo di quest’anno quando io e il mio migliore amico Attila decidemmo di rubare 100 litri di benzina in una rivendita d’auto di alcuni siciliani.
Ci organizzammo molto bene, avevamo tutto per lo scasso, tutti gli attrezzi per il risucchio di benzina e per la fuga una bellissima Mustang GT500E a cui non avremmo tolto la benzina.
Il piano era molto semplice saremmo entrati scassinando con cura la porta con il grimaldello, saremmo entrati piano piano disattivando l’allarme con il portatile, avremmo montato le pompe sui serbatoi, aspettato che si riempissero i contenitori, avremmo caricato i recipienti sulla Mustang e saremmo schizzati via!
Ma diciamo che non è andata proprio così. Il 2 di marzo ci siamo riuniti a casa mia e abbiamo deciso il piano e tutti i dettagli da attuare per il 4 di marzo, cioè due giorni dopo.
Quando è arrivato il giorno della rapina ci siamo vestiti con una tuta nera molto attillata in modo da poterci muovere liberamente, un passamontagna in faccia e dei guanti neri per non lasciare impronte. Eravamo molto agitati, tanto che mentre andavamo alla rivendita d’auto abbiamo inciampato tre volte ciascuno e io ho pestato una cacca di cane, iniziamo bene!
In dieci minuti di strada siamo arrivati a destinazione e per cominciare abbiamo provato a scassinare la porta, sicuri di noi siamo riusciti a rompere il grimaldello e per quanto tiravamo siamo andati a infrangere le vetrate della rivendita, ci siamo sorpresi che l’allarme non fosse suonato e abbiamo deciso di continuare, non accorgendoci delle telecamere e dell’allarme silenzioso collegato alla casa dei proprietari che sono arrivati in meno di quindici minuti e ci hanno sorpreso mentre montavamo le pompe di benzina sui serbatoi. Erano tre tipi molto muscolosi con delle spranghe di ferro in mano.
Credevamo chiamassero la polizia ma hanno cominciato a correre contro di noi, ci volevano picchiare!!
Per proteggerci ci siamo rinchiusi in una macchina, un pick-up che per fortuna aveva ancora benzina e siamo riusciti a metterlo in moto e a uscire dalla rivendita ma siamo andati a sbattere contro un cassonetto della spazzatura e ci siamo cappottati facendoci anche un po’ male.
A questo punto siamo dovuti scappare a piedi e siamo finiti in un parco con dei pitbull e siamo dovuti scappare di corsa mentre i rapinatori ci inseguivano a fianco del parco e dato che dovevamo uscire perché sennò venivamo sbranati dai cani, arrivammo alla fine del parco scavalcando il recinto siamo usciti, ma i rivenditori ci aspettavano con spranghe di ferro e mazze da baseball con cui provarono a colpirci, noi riuscimmo ad evitarli ma scivolammo sull’asfalto bagnato (fa veramente male, ahi!) e ci incastrammo in tombino che si apri e cademmo dentro!! (Cavolo che sfiga!!)
Ora, non so se è stato il buio a farci vedere male, ma una cosa verde somigliante ad Hulk ci apparve davanti, spaventati dalla visione tornammo, cominciammo a correre nel verso opposto fino alla prossima scala che guarda caso spuntava sotto il parco con i cani assassini, non ci restava altro che tornare indietro o andare sempre più avanti nelle fogne buie piene di mostri, la scelta migliore era tornare verso “Hulk”.
Ma con nostra grande sorpresa era Bill Gates finito sul lastrico dieci minuti fa per il crollo della sua multinazionale, la “Mulino Bianco”, pensai subito che non fosse vero perché non mi era ancora arrivato il messaggio sul cellulare di tutte le news e i gossip del mondo, in quel momento squillò il mio cellulare, era proprio quel messaggio, quelle fogne dovevano essere stregate, succedevano troppe cose strane.
Non curanti di Bill Gates ormai in punto di morte andammo avanti e decidemmo di salire alla prossima scaletta, salimmo i pioppi a due a due ma ci accorgemmo che erano dispari e allora scendemmo di nuovo e li salimmo a tre a tre, ma neanche sta volta risultò, dovevamo fare le cose per bene e allora continuammo a provare e li salimmo prima a cinque a cinque, poi a sette a sette ma scoprimmo che erano multipli di undici e che in tutto erano settantasette pioppi, infatti ci venne u n po’ difficile salirli a undici a undici ma allungandoci bene ci potevamo arrivare con i polpastrelli.
Una volta usciti eravamo un po’ stanchi e scoprimmo che ci eravamo allontanati solo di trecento metri, i rivenditori ci guardarono in faccia e cominciarono a caricarci, noi con espressioni deluse del mancato allontanamento riprendemmo a correre, ma eravamo troppo stanchi dalle scale che appena avevamo un po’ di vantaggio ci sedavamo a riposare, questo ai nostri inseguitori non piacque, penso che la presero come un’offesa ma non lo era affatto, si vede che sono meridionali, infatti ci lanciavano certe brutte parole! (Mah, impensabili per dei bravi figliuoli come noi!)
Corremmo per ben novanta minuti, non ci sentivamo più le gambe e nemmeno gli inseguitori, solo dopo un’ora e mezza ci venne il dubbio se ci stavano inseguendo ancora, ci girammo e…SI CI STAVANO INSEGUIENDO E STAVANO GUIDANDO UNA RUSPA!!!!! (AAAAAAAH!!!).
Ci minacciavano con quel suo lungo braccio meccanico e noi avevamo sempre più paura, meno male che eravamo entrati nel porto e per scappare ci buttammo dal molo ma dato che era notte non vedemmo che dove ci buttavamo c’era una barca, da questo punto di vista siamo stati parecchio fortunato, era un motoscafo!! Così spingemmo la leva del gas a tutta potenza guardando avanti e sognando la libertà, ma dopo l’impennata spettacolare finì la benzina e pensai -“questo è male…”- guardammo indietro e vedemmo lo sguardo omicida dei rivenditori, erano seriamente intenzionati ad ucciderci, usavano il braccio della ruspa come gancio per riportarci a riva, mi dissi –“è solo un brutto sogno!”-, avevamo appena toccato il muro del molo quando i nostri inseguitori saltarono sul motoscafo e la nostra unica via era scappare sulle barche vicine, però i rivenditori essendo meridionali e avendo le gambe corte erano più lenti e riuscimmo a salire di nuovo sulla terra ferma dove entrammo in un capannone pieno di clown (non so se erano vivi o meno ma io ODIO i clown!!) che fecero solo aumentare la paura, dovevamo uscire da quel posto infernale, ma non potevamo perché avevamo chiuso l’entrata con una sbarra di legno per non far entrare i rivenditori e l’unica uscita era il tetto e io ho anche paura delle altezze!!
Ma era l’unica soluzione, mi ricordo che inciampai 12 volte prima di arrivarci.
Dopo quindici minuti arrivammo sul tetto e preso dal panico mi guardai in torno e vidi: che eravamo alti, i rivenditori con la ruspa e i loro occhietti assassini e guardando indietro vidi un clown che mi fissava!
Decidemmo di chiamare la polizia, costituirci e finalmente stare al sicuro.
Tre ore dopo arrivò la polizia che ci trovò morti dal freddo, e quando ci portarono giù ci accorgemmo che i rivenditori erano bassini e magri, erano solo il buio e la stanchezza a renderli così altri e grossi?! Mah! Che notte strana! Non rubate mai se non volete avere un’esperienza come quella e del mio compagno!


I LADRI PIU' FAMOSI D'ITALIA - Gaetano Muni

Questa sera 24 /05 /2010 con la mia complice faremo il colpo perfetto; mi chiamo Santo Santoro ho 35 anni, disoccupato, ma ho come hobby quello di fare il rapinatore e sto pensando di diventare un professione. Nella carta di identità hanno scritto l’altezza di un metro e cinquanta, come corporatura robusta, e come segni particolari hanno indicato che ho un grosso neo in volto, in realtà non è così grosso, infatti ha un diametro di 4,5 cm.
Il mio complice è una donna di 33 anni , si chiama Antonella Prestianni , agilissima nel muoversi furtivamente, ma la cosa impressionante è che non è magra, è una specie di gorilla con capelli rossi e lunghi. Quando stiamo insieme per escogitare i nostri piani noto la sua goffaggine, ma quando si muove nella notte sembra un gatto.
Noi abitiamo a Catania e siamo venuti a Bolzano perché abbiamo sentito che hanno aperto un nuovo auto salone, in via Gabriele D’Annunzio 125, la sicurezza del grande magazzino è attualmente molto debole e noi stiamo approfittando dell’ occasione per portare via una Ferrari di fabbricazione del 2009.
Sono le 23:30 sto aspettando la mia complice da più di un ora, il sonno si sta facendo sentire e per mia fortuna ho preparato una borraccia termica con un po’ di caffè che mi tiene sveglio; finalmente è arrivata la mia compagna, <Dove sei stata? Ho aspettato più di un’ ora qui da solo…> le dissi, mi rispose < Cosa vuoi, noi donne vogliamo tempo per prepararci>, è vestita di nero con una palla dietro alla testa, mi sembra che sia una truffatrice famosa… la fidanzata di Diabolik.
Sono le 23:35 sto iniziando il furto nell’ auto salone, ho scassinato senza problemi la porta del grosso magazzino e mi guardo attorno per vedere dove è la mia bellissima Ferrari, è in bella vista davanti alla vetrina, mi muovo piano per non fare rumore, cerco l’ allarme di sicurezza, quando vedo l’ufficio del direttore. Nella porta c’è scritto riservato alle persone autorizzate, entro nell’ ufficio scassinando la porta con la mia consueta abilità; osservo una delle più belle scrivanie mai viste, tutta in legno di ciliegio e con un tagliacarte, plastificato in un arancione rossastro, sopra a una serie di scartoffie. Dietro alla scrivania c’è una poltrona in pelle nera con appoggia
bracci in spugna, colorata di un grigio metallico, che rendeva unica quella poltrona da scrivania.
Dietro alla scrivania vedo una parete, attaccate ad esso ci sono tutte le chiavi delle macchine che l’auto salone possedeva, appoggiata una scaletta, in legno; al centro della parete è posizionata una cornice in legno massiccio con le chiavi della Ferrari attaccate.
Grido <Finalmente ho la mia Ferrari!>, ma prima guardo il lato della sala, cerco la cassaforte per rubare il guadagno della settimana, ma non la trovo facilmente, immagino che fosse dietro a un quadro, nella stanza però non ci sono quadri, soltanto la cornice delle chiavi della Ferrari, salgo nella scaletta e sgraffigno le chiavi e li poso nella mia tasca,faccio cadere la cornice frantumandosi a terra in tanti pezzi, grido <Antonella corri mi serve una mano ad aprire la cassaforte> sento la sua corsa come se fosse un elefante imbizzarrito, risponde <Che vuoi Santo?>. < Devi tenere ferma la scala> appoggio l’ orecchio sulla cassa forte e l’ apro. Prendo i soldi e scapo con Antonella verso la mia Ferrari. Correndo la mia compagna mi chiede <Posso guidare la macchina, per favore?> ci penso e gli dico <Si, solendo se fai attenzione>. Salgo in auto nel posto del passeggero e do le chiavi ad Antonella, mette la marcia e comminiamo, però non andiamo avanti, ma andiamo a retro marcia, fino a prendere il muro. Mi metto a piangere perché la mia auto è stata distrutta. Sono le 00:45, il mio lavoro è distrutto e io sono intrappolato con Antonella, grido con tutta la mia voce < perché a me… non potrebbe andare peggio!>, invece sento un fischio sempre più acuto è scattato l’allarme, arriva la proprietaria, una vecchia signora munita di una sbarra di ferro, corre verso di me e mi da cinque colpi sulla schiena, grido <Antonella corri c’è una vecchia pazza che mi vuole ammazzare!>. Corro per evitare altre botte dalla signora inferocita e salgo sulla terrazza dell’ auto salone, grido semi piangente dal dolore < perché, Antonella non ti darò mai ragione d’ora in poi>. Salto dalla terrazza a un tetto e dietro di me c’è Antonella in seguito dal marito delle proprietaria , saltando rompe varie tegole e qualche mia costola, dolorante prendo il cellulare dalla mia borsa e chiamo < polizia una coppia di anziani ci sta perseguitando con delle sbarre di ferro, già mi hanno colpito svariate volte nella schiena e ora siamo blocca ti in un tetto,per favore dateci aiuto> la poliziotta ride alle mie parole e mi chiede dove ci troviamo. Sono passate le sei del mattino quando riesco a intravedere un’ ombra che sovrasta i due uomini e li manda via dalla terrazzana, è un poliziotto che mi invita ad avvicinarmi alla terrazza. Svegliai Antonella che dormiva e quando vede quel uomo santo lo abbraccia, stringendogli la gola.
In quel momento il poliziotto mette le manette alla mia compagna e a me e ci porta verso l’uscita dell’ autosalone parlando della nostra minima pena di cinque anni e la Ferrari da pagare.
Uscendo la vedo, la mia Ferrari era li spiaccicata contro al muro, sembrava che diceva < Santo ci vediamo nei tuoi sogni>. Piangevo come un bambino e chiedevo <Voglio guidare la mia Ferrari !>
Arrivato in caserma un poliziotto si avvicina a me e mi dice < Una giornalista famosissima ti vuole parlare di come riuscire a evitare le bastonate di una vecchia signora>.
Sono passati tre giorni dal tentato furto nell’ autosalone e questa mattina mi hanno confidato che la giornalista ha pubblicato la mia intervista. Il poliziotto di guardia della mattinata mi lancia il giornale e mi fa i complimenti del mio articolo, sorridendomi un una maniera maliziosa e dicendo < < Tutta Italia sa della tua avventura>. Leggo l’articolo e vedo che l’articolo è in titolato “I banditi più impauriti d’Italia”.


DA LADRO A VITTIMA - Claudio Frixa

Prima di raccontare la mia tragica storia mi presento: mi chiamo Ermenegildo, sono uno studente universitario in vacanza e per la cronaca, sono il “famoso” ladro di auto di cui parla il giornale, ma ho avuto i miei motivi per farlo.
Tutto cominciò in un caldo pomeriggio di giugno, ero in viaggio con due miei amici per una tranquilla vacanza dopo gli esami, ma siamo incappati in una LUNGA serie di sfortunati eventi. Percorrevamo l’autostrada per il Texas con la nostra “bellissima” cinquecento quando all’improvviso sentimmo un rumore strano proveniente dal motore, chiesi a Cisco (il mio amico tutto muscoli, niente cervello e con la mentalità di un bambino di due anni) di provare a spingere la macchina da dietro e non solo la macchina non partì ma quel delicato di Cisco non so come riuscì a rompere il cofano della macchina e gli venne un crampo alla schiena. Poi si svegliò l’altro mio amico Alex (l’esatto opposto di Cisco cioè un ragazzo fin troppo sveglio, secco come un grissino e un carattere troppo pesante).
– Buongiorno, la macchina si è fermata – gli dissi.
– Fantastico non vi posso lasciare soli due minuti e rompete tutto, non so come fare con voi – mi rispose in maniera tutt’altro che educata.
– Ehi, che ti prende? Non è colpa nostra se la tua macchina è da buttare via – ribadì Cisco utilizzando i pochi neuroni a sua disposizione.
Iniziammo a spingere la macchina in mezzo a quel deserto asfaltato, stavamo morendo di sete e l’acqua del viaggio era finita e stavamo cominciando a dare i numeri con Cisco che puzzava come una bestia, Alex che non finiva di lamentarsi ed era quello che spingeva di meno, e io che stavo per diventare matto. A un certo punto vidi la cosa più bella della mia vita, un bar a pochi passi da dove eravamo, cominciai a correre come un folle gridando “ACQUA!!!” i miei amici mi guardavano come se fossi pazzo e subito dopo capii il perché. Quando mi girai non c’era più il bar ma un enorme cactus pieno di spine in cui andai a sbattere non riuscendo a fermarmi (non potete immaginare il dolore che ho provato). Se non altro grazie a questa mia disavventura feci venire un’idea ad Alex.
– Ragazzi ho un’idea – disse all’improvviso con quell’aria da saputello. Prese un coltello dalla macchina e cominciò ad accoltellare un cactus.
- Posso sapere che stai facendo???? - gli chiesi preoccupato pensando che stesse avendo un miraggio e che credesse che quel cactus sia io.
-Ora vedrai – prese della gelatina dal cactus, si avvicinò a Cisco e gli disse “mangialo”.
-Neanche morto!!! – rispose Cisco disgustato da quella sorta di budino verdognolo - avanti che ti ho visto mangiare cose ben peggiori – mi scappò una risata. – Non penserai che mangeremo quella robaccia!!! – poi Alex prese quella roba e l’assaggiò (che schifo) – mhm…non male - mi presi di coraggio e l’assaggiai pure io – ehi ma è ottima, Cisco la devi provare assolutamente!!!! – gli dissi inconsapevole di cosa sarebbe successo dopo.
Sentendo quei commenti anche Cisco cominciò a mangiare, ma non a quel piccolo pezzo che staccò Alex ma divorò completamente l’interno del cactus in pochi secondi (questo ragazzo non è normale).
-Sei sicuro che non faccia male questa roba? – già temevo la risposta,
-In piccola quantità non ha nessun effetto dannoso ma temo che Cisco tra qualche minuto si sentirà mooooolto male!! ha ha ha ha – il suo sguardo malefico non mi piaceva per niente.
Esattamente due minuti dopo Cisco cominciò a lamentarsi:
- Che dolore, sto morendo, uccidetemi!! (che melodrammatico) – e mentre Cisco soffriva…Alex rideva come un matto.
Passammo la notte all’aperto con i sacchi a pelo davanti un falò,
- Dovremmo fare i turni per tenerlo acceso chi comincia? – non feci in tempo a chiederlo che indicarono me (non sapevo fossero cosi in sintonia).
- Tranquillo ti facciamo un po’ di compagnia prima di dormire – e pochi secondi dopo si addormentarono (altro che compagnia).
Ero esausto ma dovevo stare sveglio così decisi di fare due passi; poco dopo vidi una capanna non lontana da dove eravamo messi noi, sbirciai all’interno (so che queste cose non si dovrebbero fare ma…) all’interno vidi una chitarra e dei vestiti da concerto(che mi ricordavano qualcuno) uscii dal capanno per tornare al falò solo che per strada vidi un ombra così decisi di inseguirla, a giudicare dall’aspetto sembrava un uomo molto anziano con un ciuffo in alto(mhm…fin troppo familiare) riuscii a raggiungerlo mentre entrava nella capanna dove ero stato prima, entrai e lo vidi – ELVIS PREASLY!!!! Ecco dov’eri finito!!! Ma che ci fai qui?? – rimasi sbalordito nel vedere il mio cantante preferito in un posto come questo. – Ti prego non dire a nessuno che mi trovo qui, ero pieno di debiti così decisi di scappare e trovare un posto dove nascondermi così mi stabilii qui.
Dopo una bella chiacchierata lo salutai e tornai al falò in tempo per il cambio del turno.
Il giorno dopo ricominciammo a camminare non sapendo dove eravamo ne dove eravamo diretti continuammo a seguire l’autostrada sperando di trovare qualche autogrill o almeno forme di vita umane, in quel momento c’erano 40 gradi e io avevo dormito molto poco, dopo qualche metro vedemmo in lontananza una stazione di rifornimento per auto;
- Vedete anche voi quello che vedo io? – chiesi shoccato – Se stai vedendo una stazione di servizio con un supermercato allora stiamo vedendo la stessa cosa.
- Ma la macchina la lasciamo indietro? Ci sono le chiavi attaccate – disse Alex - Tranquillo la prenderemo dopo – dopo tutto eravamo più vicini al negozio che alla macchina e io sono di una pigrizia impressionante.
Entrammo nel negozio e notammo un po’ di ostilità nell’aria, - Cisco ce li hai tu i soldi vero? – Si si tranquillo diamoci alla pazza gioia – cominciammo a prendere cose senza pagare (tanto avremmo pagato dopo con i soldi di Cisco che ricco sfondato) ma finito di far compere Cisco sembrava turbato, - Ragazzi ho dimenticato il portafoglio in macchina – disse dopo aver continuamente cercato in tasca – Tranquillo lo vado a prendere io – disse Alex che uscì come un razzo; la cosa mi parve sospetta cosi lo controllai da lontano, arrivato in macchina cominciò a trafficare con il motore poi provo ad accedere la macchina e finalmente la macchina partì, - Bravo Alex sei riuscito a ripararla!!! – lui non disse niente e invece di parcheggiare continuò per l’autostrada (che traditore!!!) un commesso vide tutta la scena e disse: - Ora come intendete pagare? – gli altri commessi si armarono di spranghe di ferro e cominciarono a inseguirci ci dirigemmo verso il parcheggio e per fortuna trovammo una macchina aperta e con le chiavi sul cruscotto entrammo e cominciammo a inseguire il traditore e nel frattempo eravamo inseguiti da quei commessi che avevano già chiamato la polizia.
L’inseguimento durò per ore finché non ci trovammo davanti un blocco stradale in cui Alex era già stato arrestato. Ci fermammo e spaventati dai commessi che ci stavano inseguendo ci costituimmo.
La mia storia finisce qui ed è meglio che non vi racconto che cosa abbiamo fatto ad Alex per vendicarci.


A CACCIA DI BENZINA - Luca Russo

Ciao Alfio,
sono Tonino,ti scrivo oggi per raccontarti il fallito furto di benzina nella rivendita di auto di Samuele, il nano di Palagonia. Come sempre quando devo fare una rapina di un certo valore e di un certo peso chiamo quell’addormentato di Pippo, che con il suo modo di essere non dà mai all’occhio. Come tu sai la benzina è salita a 1.43 euro a litro, e ho pensato di rubargli la benzina dai serbatoi e vendermela a 1.00 euro a litro…Avevo pianificato tutto da circa tre settimane,Pippo distraeva il proprietario e io gli tiravo la benzina mettendola nei bidoncini e pian piano svuotarla nella vasca del furgone. Ma pensandoci bene di giorno ci avrebbero visto molte persone e allora pensai di aspettare la notte di San Lorenzo e invece di guardare le stelle io guadavo come da quella stupenda pompa di campagna come potevo far uscire benzina a più non posso. La sera del 10 a Pippo l’ho fatto travestire da donna con abito nero, calze a rete rosse, stivali, con un seno fatto da me di silicone con un reggiseno ben imbottito. Il viso è stato un problema visto i numerosi brufoli che sembravano l’Etna in eruzione ma ho risolto il tutto con diversi strati di mascara e una fantastica parrucca, io invece mi sono vestito come se stavo andando in una serata da politici, con una bellissima camicia color panna, giacca e pantaloni bianchi e un paio di stivali a punta, squamati, neri, tutto questo lusso perché se il colpo non falliva e al ritorno ci fermavano non davamo all’occhio anzi vestiti in quella maniera, quasi sicuro, nemmeno ci fermavano. Scoccata la mezzanotte partimmo a gran velocità con la nostra Mercedes classe b che grazie alle enormi dimensioni levando i seggiolini ci è entrata una vasca piana da 300 litri. Dopo circa dieci minuti siamo arrivati a destinazione,in tempo record abbiamo sceso tutto l’occorrente,ma subito il primo inconveniente un cane dalle enormi dimensioni un pitbul che io stesso avevo regalato a Samuele all’apertura. Appena ci ha visto a incominciato ad abbaiare a più non posso,l’unica soluzione era quella di addormentarlo mo non avevo niente e perciò ho pensato di rompere un ramo e di dargli un colpo in testa non per ucciderlo ma semplicemente per stordirlo,e il problema l’ho risolto cosi. Dopo il piccolo inconveniente cominciammo a rompere i primi tappi dei serbatoi e a riempire i bidoni a più non posso,dopo che abbiamo riempito i dieci bidoni cominciammo a fare i viaggi verso la macchina per iniziare a riempire la vasca. Al penultimo viaggio, mentre Pippo andava verso la macchina inciampò e buttò tutta la benzina a terra. Innervosito si alzò e lanciò il bidone che andò a finire in un casotto dove Samuele teneva la cassaforte, l’urto provocò il suono dell’allarme di emergenza, il suono era talmente forte che persino il cane stordito dal colpo di legno si svegliò. A questo punto entrammo in confusione scappammo a destra e a sinistra nella speranza di non beccarci un morso da quella bestia feroce, fin quando per sbaglio il cane esausto dal fare avanti e indietro ci lasciò perdere e subito ci siamo arrampicati su un albero per vedere dove si era andato a riposare. Ma l’avventura non finì lì. Circa una mezz’oretta dopo che il cane si stava riposando e l’allarme si spense siamo scesi dall’albero per andarcene e arrivò il proprietario con la bella Ferrari, Enzo con una bella brasiliana, appena scese dalla macchina insospettito dalla puzza di benzina spalancò il cancello e vide il tubo, la pompetta e tre serbatoi aperti. Impaurito che ci avrebbe scoperto gli dissi a Pippo di levarsi i vestiti e di usarli come mascara per non far vedere il viso,appena cercammo di scendere rimasi appeso ad un piccolo ramoscello e mi si strappo tutto il vestito,ma in quel momento non ci ho fatto caso pensavo solo che dovevo scappare,ma come al solito quell’imbranato di Pippo si impaurì e incominciò a urlare. Quello fu il momento più brutto perché Samuele si accorse di noi e allora dissi a Pippo di correre subito verso la macchina, nel frattempo il mio cuore batteva diecimila volte al minuto perché la macchina era distante e sapevo che Pippo sofriva di attacchi al cuore e ero preoccupatissimo che nel tragitto ho Samuele ho il cane lo prendevano. Ma per fortuna siamo arrivati in macchina. Samuele non ci pensò due volte a correre verso la sua Ferrari per inseguirci. Dopo poco qualche curva sentimmo il rombo del motore,e da li cominciò l’inseguimento. Ma dopo qualche chilometro capì che sarebbe stato inutile fuggire perchè la sua macchina era nettamente più veloce. A quel punto chiamai la polizia e gli dissi la mia posizione e gli confessai che eravamo noi i colpevoli del furto. Accesi le quattro frecce e mi misi di lato,scesi col le mani dietro la testa dicendo che avevo chiamato la polizia e che tra pochi minuti sarebbe arrivata. A quel punto non mi restò che pensare alla cavolata che avevo fatto e tra una stella cadente e l’altra arrivò la polizia ci mise le manette e ci portò in questa brutta e viscida cella nel carcere di Bicocca.
Adesso ti lascio, stammi bene.

Ciao dai un bacio da parte mia a tutti


DA RAPINATORI A SCALMANATI PER SALVARSI LA PELLE - Salvatore Gullotto

Gnnhh…. Boom.. Che brutte porte di ferro, scricchiolanti e arrugginite. Potevano almeno farle verniciare così da dare un’altra impressione all’occhio di un carcerato. Sembrava che ognuno dei noi stava scontando la sua pena all’interno di un carcere dove tutti se ne fregavano di coloro che si trovavano dietro le sbarre… Comunque torniamo a noi. Ti spiego come mai mi trovo qui dentro così magari riuscirai a capire la tragica e misera storia di un povero ladro che viene perseguitato dagli stessi proprietari dell’autosalone a cui noi dovevamo fare il colpo. Già da quello che ti ho detto dovresti metterti a ridere poiché capiresti la grande ignoranza e incapacità mia e del mio socio in truffe e rapine… Eravamo vestiti con dei pantaloni che sembravano tovaglie da tavola poiché erano molto larghi, delle scarpe tutte bucate che sembravano essere state mangiate dai topi, una maglia a strisce bianche e nere come quella che abbiamo adesso, un cinturone come quello che ha Batman nei cartoni animati, un paio di occhiali da sole per non farci vedere in volto. Nella cintura trovavi di tutto dal coltello al tubo di plastica come quelli delle cordine dell’acqua… In poche parole eravamo tanto pesanti che non riuscivamo neanche a correre. Le nostre scarpe erano di colore diverso, io le avevo nere, mentre il mio compagno di disavventura le aveva marroni. Avevamo una capigliatura come quella che hanno i diciassettenni di oggi… Avevamo i capelli totalmente alzati e attaccati tra di loro con il gel. Avevamo fatto tutto questo in modo da confonderci e non far capire nulla ad occhio estraneo, così da poter agire indisturbati. Tutto questo era stato progettato dal mio compagno e mi aveva pure convinto dicendomi che era un piano perfetto e che avrebbe funzionato sicuramente.
Io però non ero poi tanto convinto di tutto questo, ma mi sono fatto coinvolgere ugualmente ed ora ecco i risultati; passare 26 anni e 4 mesi dietro le sbarre per uno stupido colpo andato a male perché non eravamo molto convinti di quello che dovevamo fare.
Il colpo consisteva nell’entrare in un autosalone nella cittadina di Canteri, paesino vicino la città di Linate e prendere tutta la benzina che contenevano i serbatoi delle auto che si trovavano lì dentro.
Io e il mio socio dovevamo entrare in azione quando il campanile di fronte al bar Nettuno, non molto lontano dall’autosalone dei Pagessi, avrebbe suonato le due in punto.
Eravamo pronti ma il campanile ancora non aveva suonato e noi come due ignoranti ancora aspettavamo il suono di quelle maledette campane, suono che poi non è mai arrivato. Abbiamo aspettato fino ad addormentarci.
Altro che suono delle due, suono delle cinque e mezza. A quell’ora il padre Aulino celebra una breve messa per i vecchietti del quartiere. Mancava poco tempo prima dell’apertura di quell’autosalone perché i proprietari erano abituati ad aprire al sorgere del sole.
Era ancora buio e subito siamo scesi da quell’auto, apriamo il cofano e prendiamo i bidoni che dovevano contenere la benzina. Dopo appena 5 passi senza neanche accorgermene inciampo su una pietra e cado facendo sbattere i bidoni a terra e creando un po’ di rumore…. Il mio socio mi disse: << Stupido ignorante alzati, hai fatti un casino, sbrigati, prendi quei bidoni e nascondiamoci prima che esca qualcuno>>.
Mentre che il mio socio mi rimproverava lui ha continuato a camminare e subito dopo di me sbatte contro una vetrata. A quel punto io scoppia a ridere perché sembrava che sul suo volto fosse rimasta l’impronte della vetrata. Continuando mi disse: << Cosa ridi imbecille sbrigati e togliti dalla strada>>
Sembravamo essere i protagonisti di telefilm come Stanlio e Olio o come Mr Bean.
Dopo qualche minuto siamo arrivati all’entrata dell’autosalone. Dissi al mio socio che avevo un brutto presentimento e che era meglio lasciar stare per questa notte ma lui subito dopo aver aperto la porta mi diede una sberla, me prese per il giaccone e per ultimo mi diede una pedata tanto forte che mi fece cadere e scivolare sul pavimento liscio e lucido di quell’autosalone. Sembravo essere uno slittino che scivolava sulla neve. Cercai di alzarmi ma era tutto inutile perché continuavo a scivolare e a cadere a terra, allora decisi di prendere dalla mia cintura che poteva sembrare come il cappello dell’ispettore Gadget delle ventose che ho attaccato sulla pianta degli scarponi. Il mio socio fece lo stesso.
Prima di metterci all’opera abbiamo inquadrato la struttura interna, in poche parole abbiamo visto com’era costituito internamente l’autosalone e osservando abbiamo potuto notare che c’erano ben 107 auto tutte per noi. Ci siamo divisi l’autosalone in due parti, io ho preso la parte destra e lui quella sinistra e subito abbiamo iniziato a svuotare le auto. Ogni macchina riempiva un sesto di bidone da dieci litri. Dopo aver riempito il primo bidone gli ricordai quello che gli avevo detto pochi minuti prima di entrare e lui come al solito convinto di tutto quello che fa mi rispose che non dovevo preoccuparmi perché non sarebbe arrivato nessuno. Riempio il secondo bidone e nuovamente gli dico: <<Socio ho tanta paura, oggi ci arrestano>>
Lui mi risponde: << Non ci gufare che tanto non arriva nessuno, stupido imbecille>> e conseguentemente lui mi tira una piccolo oggetto di ferro che ha trovato sul pavimento e che alla fine sbatte contro un vetro a causa della sua pessima mira. Quel pezzo di ferro sbatte su un vetro e lo rompe facendogli un buco al centro. Subito dopo trovo un altro pezzo a terra e me lo lancia di nuovo contro colpendomi stavolta in testa e facendomi un bernoccolo che usciva fuori dalla fronte…
Comunque sia dovevo sempre sentir dire qualche parole offensiva su di me o dovevo ricevere qualche sberla oppure qualche oggetto lanciato contro di me, però chissà come mai non mi sono sbagliato, infatti dopo che aver riempito il sesto bidone, di cui cinque già dentro la nostra macchina sento fermarsi un motorino. Alzo la testa e vedo due ragazzi di media età scendere da quella sella e togliersi il casco mentre si avvicinavano verso l’autosalone. Indovina chi erano… proprio i fratelli Pagessi. Loro avevano stretta intorno alla cintura una pistola ,che subito uscirono appena videro la porta dell’autosalone aperta, io immediatamente gli dissi socio vedi che sono arrivati i due fratellini per la pelle. Il mio socio subito alza la testa e vede proprio loro due che si stavano avvicinando. Io subito gli dissi che qualcuno dovevano averli chiamati subito dopo aver sentito il rumore del vetro infranto.
Decidiamo allora di lasciare gli ultimi bidoni mezzi vuoti così com’erano e subito andiamo dietro una macchina a nasconderci. Loro entrano armati da quella porta e si avvicinano verso lo studio noi pian piano ci avviciniamo all’uscita dato che era l’unica che ci portava sulla strada, ma quasi arrivati alla porta mi cade il giravite a terra. Il rumore genera subito l’attenzione dei due fratelli verso di noi.
Impauriti subito ci scagliamo fuori dalla porta e loro come di scatto ci mirano e ci sparano un colpo. Iniziano a seguirci e noi allora decidiamo di correre anche se molto lentamente dato che eravamo molto pesanti, fortunatamente loro non erano molto veloci però a differenza nostra avevano un’arma in mano.
Mentre correvamo buttavamo a terra la qualsiasi cosa ci capitava sotto le mani e loro erano tanto scemi da caderci sopra. Fu così che siamo riusciti a guadagnare tempo. Il mio socio mi disse: << Muoviti vieni qui che dobbiamo oltrepassare questo cancello>>, e nel frattempo sentivamo i fratelli sparare ed avvicinarsi sempre di più a noi. Impaurito io non riuscivo ad oltrepassare quel maledetto cancello e ogni volta che arrivavo quasi in cima finivo col cadere, alla fine il mio socio mi prende per la maglia e mi tira giù facendomi cadere su una pozzanghera piana di acqua e fango.
Ero tutto nero. Alla fine io quasi morente dalla stanchezza gli dissi al mio socio: << Basta non possiamo scappare siamo troppo stanchi e pesanti facciamo così chiamiamo alla polizia>>
Lui mi rispose: << Si hai ragione>>
Allora io presi il cellulare ho composto il numero e dissi impaurito: << Aiuto aiuto sbirri sbirri venite a prenderci siamo dei rapinatore e siamo inseguiti dai due proprietari dell’autosalone dove dovevamo fare il nostro colpo e sono armati. Questi ci sparano contro venite in fretta vi chiediamo aiuto…
Alla fine decidiamo di nasconderci dietro dei bidoni dei rifiuti ed aspettare gli sbirri.
Al primo suono di sirena noi usciamo ed andiamo da quei sbirri che stavano aspettando noi.
Fu solo così che noi riuscimmo a scappare dai due fratelli solo che da rapinatori diventammo animaletti impauriti che scappavano da coloro a cui dovevano fare il colpo


UNA NOTTE DA VITTIME - Ibrahim Myram Mohammad

Questa e la storia di due ladri che per la loro incompetenza nel rubare si sono fatti arrestare dalla polizia e menare dai proprietari della rivendita d’auto da dove erano andati a rubare.
“Sei pronto?! Sbrigati a vestirti, che dobbiamo andare! “
“Ah, e dove?”
“Ma che sei cretino! te l’ho detto almeno 5 volte! oggi dobbiamo rubare la benzina nella rivendita d’auto qua dietro, te l’ho detto ora e non te lo dico più”
“Ah, ho capito dove”.
“Ecco qua, dobbiamo scavalcare questa recinzione, incomincia tu e cerca di non fare rumore”
“Si ma non ci riesco e mi fanno male le braccia.”
“sei il solito incapace, dai ti aiuto io con le mani però cerca di salire. Vai!”
“uffa! Sei il solito imbranato! Con te non si può lavorare, sei troppo grosso, da domani inizi a correre con me”
“beh, forse hai ragione, probabilmente dovrei iniziare a correre un po’ “
“vabbè ora smettila di perdere tempo forza scavalca!”
“Ai!!!! Mi sono fatto male!”
“ Comunque smettila di fare rumore che ci faremo scoprire così, aspettami che ora scavalco io”
“ Dai forza ora andiamo a rubare la benzina!”
“Ok”
“ Forza ecco qui la prima macchina”
E mentre i due ladri prelevavano la benzina dalle auto, dall’altra parte arrivarono i proprietari della rivendita.
“Ehi! Che fate la! Vi ammazzo a tutti e due!”
“Scappiamo!”
“Ah! Ora come scavalco”
“Ahia….ahia….ahia…”
“Aaaaaaaah…che dolore! Basta fa male!”“fa male! E voi vi imparate che la prossima volta qua non ci dovete mettere piede”
Mentre uno stava incassando le botte, dopo il tentato inseguimento del secondo proprietario, il secondo ladro più agile riuscì a scappare e dopo essere scappato egli chiamò i carabinieri.
“ Pronto carabinieri! Arrestateci per favore sono un ladro! Presto venite!”
“Ehi ehi ehi! Stia calmo niente panico e mi spieghi tutto con calma”
“Sono un ladro! sono di Bolzano e stavo rubando della benzina con il mio complice in un auto salone, dove a un certo punto sono spuntati due persone che penso siano i proprietari e ci hanno iniziato a prendere a sprangate, perciò si sbrighi a venire! e ci arresti perché stanno ancora menando il mio complice “
“ Ho capito perciò le passo la caserma di Bolzano, resti in linea”
“ Si però si sbrighi! “
Un minuto dopo….
“ Pronto, buona sera, carabinieri”
“ Si buona sera volevo dirle che sono un ladro e le chiedevo di venirci ad arrestare! che siccome stavamo rubando della benzina dalle auto di una rivendita, ad un certo punto sono spuntati i proprietari che ci hanno preso a sprangate, io dopo alcune mazzate sono riuscito a scappare, ma il mio complice sta ancora subendo i colpi di spranga, perciò sbrigatevi a venire mi trovo in via Milano numero cinquanta, sbrigatevi!”
“Ok, stiamo arrivando e spero per lei che non sia una presa in giro, gia abbiamo inviato una pattuglia”
“Ok, aspetto”
Nel frattempo….
“ Ehi! Smettetela di picchiarlo ci arrendiamo!, ci dispiace!. Stanno arrivando i carabinieri e ci faremo arrestare, ma per favore non lo picchiate più”
“Basta, l’abbiamo picchiato abbastanza”
“ Intanto leghiamolo prima che se ne scappa”
“Hai ragione aspettiamo finché non arrivano i carabinieri”
I due proprietari decisero di non picchiare più il ladro rimasto la dentro, e aspettarono per circa una mezz’ora, finche non arrivarono i carabinieri.
“ Fermi non vi muovete, siete in arresto!!!”
“ Ecco qua i due ladri”
“Voi chi siete?”
“Noi siamo i proprietari di questo autosalone, e abbiamo beccato questi due ladri mentre si prestavano a rubare la benzina dalle nostre auto”
“Ho capito, comunque da ora in poi potete stare tranquilli perchè a questi due individui ora ci pensiamo noi”
“Collega ammanetta ai due ladri”
“Si, capo”
“Però ho bisogno di un favore, dovete esibire i vostri documenti, per fare un controllo”
“D’accordo, mi aspetti due minuti che vado a prendere i documenti”
“ Collega prendi i documenti di questi due ladri che ora li portiamo in caserma”
“Datemi i vostri documenti”
“Veramente noi i documenti li dovremmo avere in casa”
“A si, allora datemi il vostro indirizzo, e quello giusto perché se no sono problemi grossi per voi”
“ Noi stiamo in via Ulisse”
“Numero? E datemi le informazioni complete che non stiamo scherzando qui!”
“ Stiamo in via Ulisse, numero quindici, secondo piano”
“Bravi”
Dopo cinque minuti…
“Eccoci commissario, ed ecco qua i documenti”
“Bene”
“E come va la vostra attività,guadagnate bene?”
“Beh commissario prendiamo giusto i soldi per mangiare perchè poi abbiamo famiglia e mutui da pagare, perciò non prendiamo un granchè ”
“Capisco, ecco qui i documenti, sono in regola, andate pure”
“Ok, grazie commissario, e arrivederci”
“Arrivederci”
“Collega come è finita con questi due?”
“Tutto ok, ho preso i nominativi, ora non ci resta che portarli in caserma e chiedere un mandato di perquisizione al giudice”
“Perfetto falli entrare in macchina e portiamoli in caserma, andiamo collega”.
Arrivati in caserma….
“Buona sera maresciallo”
“ Buona sera”
“Signor maresciallo, come vede le abbiamo portato una sorpresina”
“Chi sono questi due?”
“Signor maresciallo, questi due individui sono stati sorpresi a rubare della benzina dai proprietari di una rivendita d’auto, situata in via Ulisse , numero cinquanta”
“Che pensa di fare con questi due?”
“Fateli accomodare nella stanza che ora gli farò qualche domanda, giusto il tempo di fare sapere qualcosa al giudice”
Dopo un’ora che sembrava non finisse mai, arrivò il maresciallo.
“Allora cosa avete da dirmi”
“ Niente signor maresciallo, oggi siamo stati scoperti a rubare benzina in quella rivendita d’auto”
“E perché fate questo lavoro che come sapete e illecito rubare”
“Lo sappiamo ma noi non riusciamo a trovare un buon lavoro in modo da poter vivere, cioè non arriviamo alla fine del mese lavorando onestamente, per questo facciamo i ladri”
“E che ci volevate fare con la benzina?”
“Volevamo solo prenderla e venderla ad un prezzo più basso in modo da prendere un paio di soldi”
“Basta io vi chiudo in cella poi deciderà il giudice quanto tempo ci dovrete rimanere”
“Collega chiudili in cella”
Dopo la seduta in aula con il giudice e discutendo si arrivò che i due delinquenti dovevano scontare ben 60 mesi di galera, cioè che avrebbero rivisto la luce del sole dopo 5 anni.


I DUE MALVIVENTI INESPERTI - Salvatore Di Betta

Ciao Marco, ti racconto il motivo per cui sono in cella oggi.
Un paio di mesi fa ho organizzato una bravata con il mio migliore amico, avevamo pensato di rubare della benzina a delle macchine in una rivendita d’auto situata a Sud Ovest di Agrigento nel paese di Realmente, vicino alla zona industriale. Abbiamo organizzato tutto questo solo per il motivo di guadagnare un po’ di soldi, per poi andarci a fare un viaggio ai Carabi che sognavo da sempre. Avevamo pianificato tutto due settimane prima, pensavamo che andasse tutto liscio come l’olio invece non è stato cosi. Avevamo organizzato tutto questo per la sera di Ferragosto visto che la gente era al mare. Ci siamo vestiti come due persone normalissime senza far insospettire nessuno. Io ho indossato un paio di pantaloncini corti a palline rosse, camicia in pelle nera, parrucca gialla con qualche ciuffo viola e un paio di stivali da contadino. Invece il mio amico si è travestito da donna. Ha indossato un seno finto per apparire meglio, una parrucca marrone, una maglietta viola molto aderente, minigonna, e una paio di tacchi alti, cha sa solo lui come ci camminava. Siamo partiti da casa a mezzanotte e siamo arrivati sul posto dopo 15 minuti esatti. Prima di passare all’azione ho fatto un giro per vedere se c’era gente nei paraggi, appena sono entrato nella recinzione vedo un rottweiler che mi assale e mi dà un morso nel piede. Devo ringraziare il cielo che indossavo gli stivali da contadino, se no a quest’ora non so se mi mancava una gamba. Ho pensato che dovevamo sbarazzarci prima del cane. Mi sono ricordato che in macchina tenevo una fialetta di purga. Non ci ho pensato neanche mezza volta a dargliela. Subito dopo io e il mio compare abbiamo pensato subito di procedere come previsto nei piani, abbiamo sistemato tutta l’attrezzatura che ci serviva e abbiamo iniziato il nostro lavoro. Ero felice perché stava andando tutto per il meglio, a parte quel fastidioso cane che mi ha dato quel morso. Abbiamo iniziato a fare il nostro lavoro, è stata di più la benzina che abbiamo buttato a terra che quella messa nel bidone. A un certo punto vedo avvicinare una macchina, e ho pensato che fosse solo di passaggio. Invece non era così, era il proprietario dell’auto salone che si era dimenticato di prendere dei cataloghi delle auto per farli vedere ai suoi amici. Noi ci siamo subito nascosti dietro una macchina, ma lui appena è uscito dal suo ufficio ha sentito puzza di benzina e ha pensato che qualche macchina avesse il serbatoio bucato. Ma quale serbatoio bucato, i serbatoi erano tutti alla perfezione, era tutta la benzina che ci era caduta a noi nel vano tentativo di raccoglierla. Appena ci siamo accorti che lui ci aveva visto abbiamo tentato di farlo scappare o meglio di farlo spaventare. Non ci voglio pensare a quella tragica vicenda, appena lo vidi mi spaventai in una maniera a dir poco impressionante. Mi spunta di fronte un uomo alto circa un metro e novanta centimetri e grosso circa centoquarantacinque chilogrammi, indossava un paio di pantaloncini neri, ciabatte da spiaggia, e una camicia sbottonata che faceva vedere un ombelico talmente grande da sembrare una rosa rossa sbocciata a primavera, in mano teneva una spranga di ferro tutta pronta per noi. Noi appena lo abbiamo visto abbiamo iniziato a correre come dei furetti che vanno a caccia. Ho pensato subito che dopo 2 minuti di corsa non c’è l’avrebbe fatta più visto il suo fisico cosi sproporzionato, ma la mia idea era completamente sbagliata. Ci ha inseguiti per tutto il tragitto, fino a quanto ci ha costretti a salire sopra il tetto di un capannone abbandonato. Lì abbiamo pensato subito che se scendevamo per noi era veramente finita, nel mentre lui cercava di salire ma per nostra fortuna non ce la faceva. Dovevi vedere la sua faccia, più si sforzava a salire e più si infuriava. A me in quel momento veniva solo da ridere, e per sbaglio gli sbuffai in faccia. Non puoi capire la sua reazione, ci mancava poco che abbatteva i pilastri e ci faceva scendere giù. Col mio amico allora abbiamo pensato di chiamare subito il 113 e di svelarci, tanto ormai era finita per noi. Dopo 20 minuti è arrivata la polizia e ci hanno detto subito di scendere dal tetto. Io gli dissi che se prima non si calmava il “ bisonte” io non sarei mai sceso da lì. Così è stato, hanno calmato il proprietario dell’autosalone e dopo 5 minuti siamo scesi, pentiti di tutto quello che avevamo fatto. La polizia ci ha portati in commissariato per spiegare tutto l’accaduto, e dopo ci ha arrestati. Adesso sono felice di stare qui tranquillo in carcere piuttosto di cadere nuovamente nelle mani di quel “ bisonte”. Ora ho imparato veramente la lezione, non devo fare più queste bravate perché non servono veramente a niente, o meglio se le devo fare di sicuro non ci andrò sempre con lui, non ho mai incontrato un amico cosi imbecille come lui. Se ora mi trovo in cella è solo colpa sua. Il fatto è che lui non capisce lo sbaglio che ha fatto, e non si rende conto di tutto quello che ha combinato. Se devo dare dei consigli ai veri amici di sicuro gli dirò che ogni cosa che faranno, meglio farli da soli che di sicuro in brutta compagnia, di cui non si sa cosa può improvvisare il proprio amico.


PER UN BIDONE DI BENZINA - Giacomo Nicholas Puglisi

Sono Franco e vi scrivo dal carcere, ho cinque figli e per una cavolata sono finito in prigione.
Io e il mio amico Pippo abbiamo commesso un furto finito, possiamo dire, in modo abbastanza buffo.
Tutto iniziò quando decidemmo di rapinare un rimessa d’ auto per rubare la benzina contenuta nelle numerose auto li presenti, e avevano pure pensato di scassinare la pompa che il proprietario della rimessa aveva istallato li da poco.
ci preparammo molto bene infatti oltre ai normali attrezzi dell’ mestiere e al abbigliamento adatto, avevamo affittato un autopompa, cosicché non ci fossero stati problemi di spazio e trasporto e in oltre avremmo potuto avere una fuga più veloce in caso di necessita.
anche se tutto andò in modo completamente opposto a quanto avevamo previsto.
Questa brutta idea nacque da un cattivo vizio che io e Pippo purtroppo ci portiamo dietro da molto tempo, il gioco d’ azzardo, avevamo accumulato un debito troppo elevato per essere riscattato con il normale lavoro di operatori ecologici che facevamo.
Eravamo indebitati fino al collo, io mi ero addirittura abbassato a dover chiedere soldi oltre che a numerosi strozzini a mia suocera e potete capire quanto sia stato imbarazzante per me. Non chiedetemi pero a quanto ammontava il debito perchè non ho mai avuto il coraggio di fare un conteggio definitivo.
Ci siamo messi d’accordo e abbiamo organizzato questo colpo alla rimessa per sabato quattordici agosto cosicché secondo i nostri piani avremmo avuto almeno un giorno in più prima che in proprietario facesse la denuncia dell’ furto e iniziassero le indagini, comprammo tutto il materiale che serviva e ci siamo vestiti a dovere con un passa montagna sul viso che lasciava intravedere solo gli occhi, felpa nera, tuta dello stesso colore, scarpe da tennis e un gilet porta oggetti per le chiavi e il resto.
Abbiamo iniziato a escogitare il piano gia un mese prima tutte le sere ci riunivamo nel bar da Concetta la storpia e li revisionavamo tutto nei minimi dettagli, conoscevamo la piantina a memoria persino meglio dell’ proprietario stesso, e il programma era impresso nelle nostre menti come l’ave Maria e il padre nostro.
Arrivata la sera del colpo andammo verso l’autosalone e trovammo tanti penny ma non ce ne facemmo niente perché siamo in Italia, chi è che li ha persi??? La gente di oggi è proprio consumista! In ogni caso ci riempimmo le tasche e andammo verso la rivendita, una volta arrivati scassinammo la porta e quando entrammo cercammo subito una macchina con il serbatoio pieno ma aprendo uno sportello trovammo il proprietario che dormiva.
Appena aprì gli occhi punto la sua Desert Eagle 50mm verso la mia faccia e incominciai ad indietreggiare spaventato fino a quando non uscii dall’autosalone e corsi verso la mia autobotte posteggiata 100 metri prima, ci salii subito a bordo e ingranando la quinta marcia per la paura di morire bruciai l’intero motore ma un colpo di pistola mi sfiorò la testa colpendo Pippo in pieno cranio, per fortuna era solo il suo pupazzo che io mi porto sempre dietro così per tenermi compagnia, il vero era all’interno dell’autobotte pronto per aprire il bocca-porto (fiuh!) io mi abbassai di corsa e cominciai a guidare con le mani sull’acceleratore e i piedi sullo sterzo.
Non feci molta strada che andati a sbattere contro l’Auschan di Misterbianco, e sfondando la parete mi trovai nel reparto macelleria (che schifo gli animali morti) il rivenditore mi inseguiva ancora e infatti lo vidi arrivare sulla macchina da cui volevo rubare la benzina, scappai subito da quel reparto e mi andai a nascondere nel reperto delle lenzuola ma temendo che mi beccasse con un colpo di pistola decisi di fare nascondermi in una lavatrice (non so dove sia Pippo e in quel momento non mi importava), durante il percorso mi fermai al reparto delle caramelle e me ne presi un po’, avevo fame, ripresi la mia corsa e sentii delle urla e dei rumori strani, il rivenditore aveva rubato un montacarichi e ora lo guidava!
Saltai dentro la prima lavatrice che capitò (sarà il nuovo modello, era proprio larga) e pregai che non mi trovasse, ma un faro illuminò tutto, era Pippo e non il mio inseguitore, ne fui felice anche se per poco perché scoprii che anche lui voleva uccidermi per averlo lasciato nell’autobotte ribaltata dopo lo scontro con il muro e cosa più importante per aver distrutto il suo pupazzo, ricominciai a scappare di nuovo e mi fermai a farmi una partitina a Pes 2010, mi dovevo riposare, infatti anche il nostro inseguitore stava giocando e decidemmo che chi vinceva quella si decideva tutto: se perdevo mi arrestava mentre se vincevo mi avrebbe lasciato stare, finì zero a zero tra le urla di Pippo che vagava nel supermercato perché non mi trovava, così decidemmo di non combinare niente entrambi.
Così mi levai un problema, ma adesso rimaneva Pippo, l’allarme del supermercato cominciò a suonare e a fare un casino terribile tanto che non ci sentii più e dovetti uscire di corsa, fuori trovai l’aeroclub ufficiale di Catania e decisi che quella era la mia via di fuga dalla polizia e da Pippo!
Mi misi modellini sotto i piedi e uno grande che teneva i due piccoli e me ne attaccai due alle spalle, mi servivano le mani libere per i cinque telecomandi da tenere e muovere tutti assieme, presi il volo e mi alzai di cinque metri da terra, riuscii a volare!!! Ormai la libertà era vicina, ma non feci il conto che per sostenere il mio peso gli aeroplanini consumavano molto e allora finì la benzina dopo appena duecento metri caddi a terra e finii ai piedi di Pippo che mi caricò un calcio sulle costole e io mentre mi picchiava riuscii a prendere il telefono e a chiamare la polizia che era già la grazie all’allarme del supermercato, ci arrestarono e ci diedero l’ergastolo per tentato furto di aeroplanini! Ascoltate a me, non andate mai a rubare!


UNA BRUTTA GIORNATA - Andrea Bellino

Oggi ho scoperto che come ladro non sono per niente adatto, ma come corridore e arrampicatore sono davvero niente male. Innanzitutto voglio presentarmi, mi chiamo Saro e sono un operaio di 30 anni, compiuti il mese scorso, ho una moglie, 5 figli, 4 cani, 2 conigli e una tartaruga, da sfamare e non so più come fare ad andare avanti con il mio misero stipendio, che non basta nemmeno a sostenere la metà delle spese degli animali che mi ritrovo.
Tutto è cominciato qualche giorno fa quando, ormai preso dalla disperazione, ho convinto un mio collega, Salvatore, a fare un furto di benzina in qualche autosalone possibilmente lontano dalla città, per andare sul sicuro. Così abbiamo iniziato a pensare dove fare il colpo, come agire senza essere sospettati al momento del furto e come portare la refurtiva senza dare nell’occhio.
Abbiamo iniziato a vedere sugli annunci in internet se trovavamo qualche occasione, e dopo che abbiamo letto quasi tutti gli annunci abbiamo trovato l’occasione che faceva al caso nostro: una rivendita di macchine usate poco lontano dalla nostra città ma in un posto abbastanza isolato lontano dagli occhi della gente.
Ho subito pensato che fosse un posto geniale per fare il nostro colpo e che sarebbe da stupidi farsi scappare questa occasione. Cosi abbiamo deciso di fare il colpo dopo sette giorni. In questi giorni abbiamo pianificato tutto: come vestirci, cosa portare e come andare.
Arrivati al giorno del furto ci dovevamo vedere davanti a casa mia alle 4:00 di mattina, così da arrivare al posto del furto quando ancora non ci fosse nessuno, io mi ero vestito normalmente (un paio di jeanz chiari, una maglietta bianca e un giubbotto di jeans), ma come al solito il mio collega non era ancora arrivato, pensate che a lavoro non è mai stato puntuale e ogni giorno prende la solita ramanzina dal capo. Cosi io mi sono messo in macchina perché dato l’orario ancora avevo abbastanza sonno. Mi risvegliai un’ora dopo e ancora lui non c’era così decisi di provare a chiamarlo al telefono, dopo un paio di chiamate mi rispose, ancora un po’ assonnato, gli chiesi subito dov’era finito e che stava facendo, mi rispose molto confuso che non gli era suonata la sveglia e che ancora stava dormendo gli dissi di sbrigarsi a venire e chiusi il telefono.
Dopo circa 20 minuti arrivò a casa mia vestito totalmente al contrario di come avevamo deciso: sotto aveva ancora il pigiama, sopra una magliettina sporca di vernice e di cioccolata e una felpa di quelle che non si trovano nemmeno nei cassonetti della raccolta di indumenti, senza parlare del fatto che come scarpe si era messo dei sandali aperti da dietro, insomma a vederlo faceva veramente piangere, questo perché non dovevamo dare nell’occhio.
Comunque visto l’orario abbiamo deciso di metterci in macchina e partire lo stesso, il posto era a trenta minuti di strada, senza traffico, da casa mia. Eravamo quasi arrivati al luogo, ma sfortunatamente ieri mi ero scordato di fare benzina e oggi pensavo di incontrare qualche rifornimento lungo la strada ma non ce n’era manco uno, cosi la macchina si è fermata e non voleva proprio ripartire, siamo scesi e abbiamo iniziato a spingere la macchina fino al rifornimento che si trovava settecento metri da li. Arrivati al rifornimento sudati e molto stanchi ci dirigiamo verso la pompa di benzina e immaginatevi un po’ cos’è successo mi ero scordato il portafogli a casa e non avevo soldi in tasca e se io non ne ho portati pensate se l’avesse portati il mio collega che era uscito da casa senza niente. Cosi abbiamo deciso di lasciare la macchina li e continuare a piedi. Siamo arrivati sul posto che già erano le 7:00 e le persone già iniziavano ad arrivare, cosi abbiamo iniziato a vedere il posto e le auto in commercio, dando un’occhiata in giro abbiamo subito adocchiato un auto abbastanza isolata lontano dalle altre. Allora ci siamo subito messi all’opera, abbiamo aperto il serbatoio con il cacciavite e con una pompa il mio collega ha iniziato ad aspirare la benzina ma senza accorgendosi che stava già iniziando a uscire se ne ingoiò un bel po’ così si sentì male e iniziò a vomitarla. Io preoccupato ho cercato aiuto, mi sono rivolto a delle persone che erano lì, li ho portati dal mio collega e ho spiegato l’accaduto ma in mezzo a loro c’era il proprietario della macchina, invece di prestaci aiuto ha iniziato ad arrabbiarsi e con un pezzo di legno che era lì per terra ha iniziato ad rincorrerci, così ho dato una mano al mio collega ad alzarsi e siamo iniziati scappare.
Mentre correvamo ci siamo accorti che la gente che ci rincorreva si era moltiplicata e che erano molto più aggressivi, così sempre più preoccupati abbiamo iniziato a correre più velocemente, ma il mio collega ancora non si sentiva molto bene e non ce la faceva a correre, mentre correvamo a pure perso le scarpe essendo che aveva i sandali aperti. Dopo che ormai correvamo da circa 10 minuti abbiamo deciso che non potevamo più andare avanti così e abbiamo cercato una soluzione, ho intravisto un casolare abbastanza malandato e che sicuramente era abbandonato. Arrivati a questo casolare siamo entrati e ci siamo rifugiati li dentro per qualche ora. Abbiamo subito dato un’occhiata in giro e non sembrava ci fosse qualcuno, ma dopo alcuni minuti si e spalancata la porta ed è entrato un uomo abbastanza arrabbiato, ho cercato di spiegargli la situazione ma non ha voluto sapere niente cosi anche lui ha iniziato a rincorrerci e noi abbiamo dovuto iniziare a correre un’altra volta.
Ci siamo catapultati fuori casa e come se non bastasse abbiamo incontrato un’altra volta la massa di gente che ci stava rincorrendo prima, così abbiamo deciso di rifugiarci in un tetto li vicino e chiamare la polizia per non rischiare di essere linciati.
Arrivata la polizia ci ha portato in caserme e ci hanno interrogato, quando hanno capito che eravamo disperati e che non volevamo fare niente di male a nessuno ci hanno fatto uscire con una bella multa ma senza anno di carcere. Questa è tutta la mia storia.


UNA NOTTE INDIMENTICABILE - Alessio Licandri

Era un periodo molto brutto e lavoro non ne trovavo… Pensai di andare a fare dei piccoli lavoretti insieme ai miei amici… Il giorno dopo li riunii e chiesi loro se mi potevano aiutare a fare dei piccoli lavoretti perché ero rimasto senza soldi e avevo bisogno di lavorare… Si iniziò a pensare cosa si poteva fare… in un tratto mi venne un’idea… si poteva andare a rubare motorini, ma dopo qualche minuto capii che era troppo rischioso. Dopo tante idee che però sembravano troppo pericolose si pensò che a un tipo di lavoro che sembrava molto facile e non rischioso… consisteva nell’andare a rubare la benzina negli autosaloni… Iniziammo a fare una piccola mappa e una strategia per entrare … dopo aver finito di preparare tutto abbiamo deciso di andare al bar a prenderci una birra… Appena arrivati lì iniziammo a bere e Luigi, un mio caro amico, colui che mi doveva aiutare, bevve troppe birre e inizio a dire tutto quello che avevamo progettato. Meno male che io non avevo bevuto e riuscii a fermarlo …il giorno dopo ci siamo messi i passamontagna e una maglietta e una paio di jeans neri… Eravamo in due, io (un ragazzo magro e alto) e Luigi (un ragazzo basso e grasso). Con me avevo portato 2 bidoni per la benzina invece Luigi aveva portato una cesta piena di panini come se dovevamo andare a fare in picnic… Gli chiesi di posare quella cesta nel cofano e lui mi rispose che non poteva perché per strada sicuramente gli sarebbe venuta fame.. Penso che si è capito che lui pensava solo a mangiare. Nella sua testa non c’erano altro che panini…Siamo arrivati in questo autosalone e siamo riusciti ad entrare già da subito mi sono messo a lavorare ma dopo 2 minuti non trovo più Luigi .. Inizio a cercarlo e alla fine lo trovo seduto in auto che mangiava… Lo presi per le orecchie e lo portai dentro con la forza e con il panino in mano perché senza mangiare lui non poteva stare nemmeno un secondo…Stavamo per uscire pensando che il peggio lo avevamo fatto, ma non è stato cosi perché all’uscita c’erano i padroni dell’autosalone che appena ci hanno visto hanno preso una mazza e ci sono venuti dietro. Pensai che dopo qualche metro si sarebbero fermati ma non fu così perché loro ancora continuarono a seguirci senza fermarsi ne rallentare. Luigi gridava che doveva tornare indietro per prendere il panino che si era dimenticato ma io risposi con una cozzata e gli dissi che in quel momento non mi importava niente del panino perché era più importante che quelli non ci raggiungessero perché sarebbe stata la fine. Dopo qualche chilometro mi giro e non li vedo più e pensai che si erano fermati ma mi accorsi che ci spuntarono d’avanti con delle mazze di ferro pronti ad attaccare senza pietà…ancora Luigi mi chiedeva che si doveva fermare perché aveva fame e sete ma io con decisione gli desii uno schiaffo e una pedata nel sedere e gli dissi di correre per evitare che quelli ci prendessero e ci portassero in caserma….abbiamo deciso di nasconderci e dopo un paio di metri ci siamo accorti che nella nostra destra si trovava una scala abbiamo deciso di salire e di nasconderci. Ci siamo seduti e Luigi usci dalla tasca un enorme panino con il salame e la lattuga e una bottiglia acqua…lo guardai e mi misi a ridere perché era buffo che una persona che va a rubare si porti un carico di mangiare che a me mi poteva saziare per 2 giorni invece a lui lo saziò solo per pochi minuti… mentre lui mangiava tranquillamente io tanto spaventato mi preoccupavo se potevano venire quei 2 … gli chiesi a Luigi di preparansi per tornare a casa ma proprio in quel momento ci spuntarono d’avanti quei 2 che con voce rude ci chiesero di starci fermi e di non scappare perché sarebbe stato meglio se ci stavamo fermi… io iniziai a correre gridando ( Luigi corri perché questi ci ammazzano) lui si mise a correre … dopo un tratto di strada vidi che quei 2 si erano allontanati e chiesi a Luigi di chiamare i carabinieri , ma non fu cosi perché Luigi mentre correva non sapeva fare il numero dei carabinieri e allora si fermarono e Luigi passo il telefono a Mario “l’altro ladro” e cosi chiamarono hai carabinieri . al primo impatto i carabinieri si misero a ridere ma lo stesso decisero di fare un sopraluogo tanto non costava niente andare a vedere se era vero…arrivati nella piazza dove si dovevano incontrare non trovarono nessuno ma dopo pochi minuti videro questi 2 uomini che correvano spaventati. Entrarono in macchina e gli raccontarono tutta la storia… appena finirono di raccontare la vicenda si sono visti altri 2 uomini che si avvicinarono alla pattuglia dei carabinieri e gli confermarono le cose che avevano detto Mario e Luigi… Ora siamo nel carcere di piazzalanza e ci hanno rinchiusi nella stessa cella … ogni volta che ripensiamo al motivo che siamo rinchiusi qui ci mettiamo a ridere perché abbiamo capito che non e un lavora che ci addice a noi e abbiamo capito pure che non lo sappiamo fare … il nostro avvocato ci ha detto che forse possiamo uscire fra 4 anni e 5 mesi gia sono passati 4 anni e sembra che sia passato un secolo ma ci consoliamo che fra 5 mesi possiamo vedere le bellezze della natura e si sono ripromessi di iniziare una nuova vita fatta di lavoro onesto.


I DUE LADRUNCOLI… - Andrea Di Mauro

Mi chiamo Alberto ho 25 anni ed abito a San Giovanni la Punta, una provincia di Catania. Io ed il mio amico Mario siamo stati colti dopo una lunga avventura dalla polizia per aver rubato dei bidoni di benzina e dei prodotti utili per le auto abbastanza costosi. Allora inizia così, un giorno mentre eravamo a casa nostra spuntò una pubblicità che diceva dei nuovi prodotti per le auto abbastanza costosi, questi prodotti si trovavano in un piccolo negozietto accanto all’autogrill. Ci siamo andati a piedi partendo alle 11:00 del mattino ed arrivando alle 12:00. Appena arrivati un cane ha cercato di morderci ma ci siamo fatti beccare per sbaglio saltando dalla paura, allora ci siamo messi a gridare e scappare come due forsennati, arrivati all’autogrill siamo entrati da una porta secondaria, abbiamo studiato un piano assieme, io ed il mio amico Mario. Prima di entrare abbiamo aspettato che venissero altri nostri amici tra cui uno si chiamava Giuseppe ed era travestito con un giubbotto nero e pantaloni neri ed indossava degli occhiali da sole in modo da passare inosservato davanti agli altri. A quel punto ci siamo organizzati sia per l’entrata che per la fuga, dopo aver sistemato tutto, ci siamo diretti dentro quel negozio, a quel punto il proprietario mi disse <<Prego entrate>> e noi come previsto siamo entrati dicendo <<Buonasera, cerchiamo i prodotti che abbiamo visto nella pubblicità>> e lui rispose <<Prego da questa parte troverete tutti i migliori prodotti per migliorare la vostra auto>>, allora ognuno di noi controllò ogni prodotto per vedere se era quello che cercavamo, ma non erano quelli, il proprietario a noi aveva risposto prego da questa parte ma chissà come mai non ci aveva detto dove si trovassero quei prodotti visti in pubblicità, all’ inizio abbiamo pensato che si era insospettito per come eravamo conciati. Allora siamo usciti e ci siamo diretti in macchina a discutere dell’accaduto. Avevamo deciso di aspettare la chiusura del negozio, infatti appena si fecero le 11:00 il negozietto di lato all’ autogrill chiuse e i proprietari se ne andarono con la macchina loro a casa. Noi ne approfittammo della chiusura entrando dalla porta principale e cercando con più attenzione dove si trovassero quei prodotti visti in quella pubblicità. Cercando ci siamo accorti che c’ era una porta nascosta di lato al muro, entrai solamente io senza far entrare nessun altro e vidi delle scatole marroni, avevo a portata di mano un coltellino e ne approfittai per aprire quelle scatole, una volta aperte vidi li dentro che c’era ciò che stavamo cercando , allora sono ad avvisare gli altri che facevano un poco di rumorino e gli dissi di stare un silenzio perché avevo trovato ciò di cui avevamo bisogno. A quel punto usciti dal negozio c’ era un auto di lato al negozio, la rubammo era abbastanza grande per poterci entrare tutti quanti, allora ci siamo diretti subito a casa nostra, ma io avevo dei dubbi su quella macchina il perché si trovasse proprio lì dov’ eravamo noi, era veramente strano, appena arrivati a casa abbiamo scaricato tutte le scatole che abbiamo preso da quel negozio. Io nel frattempo che gli altri controllavano le scatole io sono andato a vedere l’ auto a controllarla. Una volta controllata i miei dubbi sparirono perché in quel auto non c’ era niente. Allora a casa nostra abbiamo festeggiato con una bella bottiglia di birra ed una bella pizza, con il nostro bottino sul tavolo, ma per me qualche cosa non andava era troppo facile così. Sono sceso un’altra volta per vedere l’ auto, e ho chiamato un esperto di microspie su auto o apparecchi, lui mi ha controllato tutta l’ auto tagliando anche i sedili, e mi disse che li dietro c’ era una cimice che ascoltava tutto quello che noi stavamo dicendo, allora levai la cimice da lì e la buttai in strada schiacciandola, e un volta avvisati gli altri siamo scappati sempre con quel auto, preoccupati del fatto che ci stava cercando molto probabilmente la polizia, una volta scappati da casa nostra abbiamo chiesto rifugio in un albergo lontano da casa nostra fuori città e ci diedero un rifugio per una notte, l’ indomani abbiamo pagato al proprietario dell’ albergo, e ci siamo diretti in campagna da degli amici senza dicendo loro che cosa stava accadendo, loro ci dissero <<perché questa improvvisa visita da noi?>> e noi abbiamo risposto niente perché avevamo voglia di salutare i nostri vecchi compagni di disavventura, loro ci risposero se avete qualche cosa da nascondere voi potete dirci tutto a noi lo sapete che siete nostri amici vi appoggeremo in tutti i modi. Ma noi gli rispondemmo dicendo <<noi non stiamo nascondendo niente perlomeno a voi che siete nostri amici>> allora loro si insospettirono e noi gli abbiamo detto se potevamo rimanere lì per una notte, ma non sapevano se ci bastavano i letti per dormire ma noi gli abbiamo risposto <<non importa per i letti ci accontentiamo anche di dormire per terra dentro casa, e loro dissero lasciate stare la terra i letti ci sono nel piano di sopra, allora noi avevamo lasciato la roba in macchina e ci siamo addormentati in quei letti , ma io avevo il presentimento che qualcuno di loro si alzasse per andare a vedere cosa c’era in macchina e se stavamo nascondendo qualche cosa. Appena fatto giorno ci alzammo salutando tutti quanti e ci siamo rimessi in viaggio, ma dietro di noi c’era una macchina che ci seguiva, secondo noi era qualche carabiniere che cercava di prenderci con le mani nel sacco, allora noi cercammo in tutti i modi di seminarlo, ma lui ci stava sempre dietro allora accelerando e prendendo una scorciatoia lo abbiamo seminato, ed eravamo più tranquilli. Però questa scorciatoia non sapevamo dove ci portava in realtà e ci portò direttamente in città davanti un commissariato dove eravamo a secco di benzina e i poliziotti ci dissero di fermarci allora noi ci siamo fermati dicendo non siamo sporchi siamo puliti non abbiamo fatto niente. Loro hanno aperto la macchina vedendo cosa c’ era e c’ erano i nostri prodotti rubati così la polizia ci dichiarò in arresto a tutti quanti. E dopo 6 mesi di prigione siamo usciti a rifarci una nuova vita.


BENZINA MALEDETTA - Giorgio Ventura

Oggi quando sono uscito di casa per incontrare dei miei amici non avrei mai potuto immaginare cosa sarebbe successo nelle prossime ore.
Eravamo in piazza e col caldo che faceva al posto di fare un tuffo nella fontana della piazza decidemmo di comprare un gelato. Entrati in un bar prendemmo posto. Alcuni minuti dopo ecco il cameriere: “Cosa ordinate signori????”
Io a quel punto mi voltai verso i miei amici e con aria sicura indicai col dito ognuno di loro dicendo ogni volta: Un gelato???? Si!!! Un gelato???? Ok. E dissi al cameriere “Tre gelati”
Quando finì di scrivere si rivolse al mio amico chiedendo cosa ordinasse. Il mio amico con aspetto perplesso rispose: Amico tre gelati….ripeto.
Il cameriere annotò e nuovamente chiese al mio secondo amico: E per lei????
Il mio amico allibito rispose: Questa e la terza volta che me lo chiede!!!!tre gelati!!!!
Il cameriere prese nota e andò al bancone, e dopo alcuni minuti tornò con diciotto gelati e disse consegnandoli: Tre per lei, tre per lei, ripeto e tre gelati per lei, consegnati tre volte. Serviti!!!!
Tentammo di parlare al proprietario, che non volle sentire ragioni, e si fece pagare tutti e diciotto gelati. Per pagare fummo costretti a chiedere alcuni euro ad un’anziana signora. Siccome c’ era troppo caldo, decidemmo, dopo la magra figura e dopo l’ inutile refrigerio dei gelati, di andare a tuffarci a mare. Per la strada desolata al motorino sul quale eravamo finì il carburante e noi consapevoli che non potevamo né tornare indietro o andare verso il mare, né aspettare il passaggio di un’auto o comprare la benzina, decidemmo di andare a prenderne un po’ da delle auto che sono esposte in un rivenditore, che si trovava a un paio di metri da noi, inconsapevoli delle conseguenza.
Il piano era lampante, si entrava, si prendeva, si usciva e si ci andava a tuffare finalmente a mare.
Le prime difficoltà iniziarono già nello scavalcare il muretto di recinzione poiché durante il salto di un mio compagno un ramo gli si impiglia alla caviglia trasformando la sua dolce planata in una violenta picchiata di faccia. Avevamo prima stabilito che non si doveva fare per nessun motivo rumore, e il mio compagno diventò rosso per trattenere il dolore. Per entrare dovevamo sfondare il vetro della porta e aprirla dall’interno, mi offrii io volontario poiché vedendo sempre film polizieschi mi sentivo esperto nello scassinare le serrature, e a quel punto le mie convinzioni crollarono. Caricai un pugno al vetro della porta con l’intensione di romperla ma l’unica cosa che si ruppe furono le mie nocche, allora riprovai con una pietra, quando la sollevai sicuro che con un colpo di quello il vetro della porta si sarebbe rotto, non mi accorsi che sotto di essa c’era un nido di api, che sciamarono inseguendoci e pungendoci per tutto il cortile, alla fine dopo miriadi di punture andammo a forzare la porta, nell’aprire la porta mi tagliai con le schegge di vetro acuminate che sporgevano da quel che restava del vetro. Alla fine arrivammo alle auto, il mio amico volendo fare un po’ di luce si è diretto verso l’interruttore che c’era vicino alla porta, lo ha premuto, ignaro che fosse in realtà l’interruttore generale di tutti i sistemi elettrici del locale.
Ad un certo punto il cancello si aprì, le serrande si alzarono, l’insegna si accese e le luci illuminarono tutto il salone. Poi io spaventato inciampai nel pavimento e caddi per terra sbattendo contro una macchina che di colpo iniziò a suonare. Il proprietario vedendo le luci accese e sentendo il rumore che faceva l’ allarme della macchina si alzò e pensò che dei ladri erano entrati nel proprio autosalone, allora si alzò dal letto e chiamò subito i carabinieri dicendo che erano entrati dei ladri nel suo negozio, i carabinieri gli dissero che stavano mandando un pattuglia e gli dissero di chiudersi in casa. Il proprietario preso dal panico prese il proprio fucile e uscì fuori per cercare i ladri, quando lo vidi con quel fucile in mano tentai di avvicinarmi, ma lui quando mi vide cerco di spararmi. Allora iniziai a correre e cercai di chiamare i miei compagni gridando a squarciagola. Abbiamo iniziato a correre e ci siamo nascosti dietro delle macchine poi ad un certo punto si è messo a piovere e allora noi abbiamo iniziato a correre verso un capannone abbandonato, ad un certo punto abbiamo sentito delle sirene che si avvicinavano, noi eravamo nascosti dietro un cassonetto, eravamo impauriti. Ad un certo punto vediamo un’ombra nel muro che si sta avvicinando verso di noi. Allora affaccio la testa e vedo che era il proprietario che si stava avvicinando e dico ai mie amici che dovevano restare nascosti in modo tale che io lo distraevo e loro potevano scappare. Mi alzo e incomincio a correre verso il muro di recinzione, correndo mi cadde dalla tasca il portafoglio, volevo tornare indietro a prenderlo ma non potevo perché il proprietario mi avrebbe preso allora mi voltai e quando vidi che i mie compagni si erano messi al sicuro continuai a correre per distrarlo ma alla fine arrivai nel muro e nello scavalcare il proprietario mi prese una gamba e mi buttò a terra, quando vide che ero un ragazzo si calmò e mi chiese cosa stavo facendo nel suo negozio. Dopo entrammo nel negozio perché fuori stava piovendo, quando siamo arrivati abbiamo trovato i carabinieri e gli ho spiegato perché ero andato lì, dopo un’ora che abbiamo parlato vedo arrivare i miei compagni con i miei genitori e abbiamo chiarito la situazione ci siamo scusati col proprietario e abbiamo risarcito i danni del vetro della porta, e dopo quando sono arrivato a casa ho preso anche il rimprovero dei miei genitori che per punizione mi hanno levato il motorino. Dopo questa esperienza bruttissima ho promesso hai miei genitori di non fare mai più una cosa del genere perché ci poteva finire molto ma molto male


I DUE FIFONI! - Andrea Carmelo Conigliello

Era già da giorni che io e il mio compare eravamo stati licenziati e avevamo cominciato la ricerca di un lavoro nel nostro paesino natale ma non trovandone ci mettiamo a fare arrivati dei piccoli colpi. Il mio compare sente parlare di un autosalone che incassava bene e che si trovava a Paternò. Arrivati a Paternò un piccolo paesino in provincia di Catania dove avevamo deciso di mettere ad atto il nostro colpo. Entrambi decidemmo di andare a rubare della benzina ad un autosalone e siamo rimasti che il prossimo Venerdì alle 2 di notte ci saremmo dovuti incontrare davanti al supermercato A & O per poi andare all’autosalone assieme con il furgone dove avremmo dovuto caricare i barili pieni di benzina, inoltre dico al mio compare di non portare niente neanche il cellulare perché non ci sarebbe servito a niente e saremmo dovuti essere leggeri . Il mio compare, Luigi con un’età di 40, era un tipo magrolino e molto basso, infatti fin da piccolo aveva il problema che essendo piccolo non riusciva a litigare con le persone più grandi e grosse di lui infatti una volta quando cominciammo il primo anno di superiore c’era un ragazzo molto più grosso di lui che voleva litigare con lui, quando all’improvviso questo ragazzo comincia a correre verso il mio compare ed ecco che intervengo io, dandogli una pedata e facendolo cadere attera per poi prenderlo a pugni e fu da quel giorno che io e il mio compare ci conoscemmo e diventammo ottimi amici e compari di piccole marachelle. Io invece Giovanni uomo di 40 anni proprio come il mio compare, ero un tipo non molto alto e neanche troppo robusto. Dopo esserci incontrati io e il mio compare decidiamo di andare nell’autosalone, arrivati scavalchiamo il cancello e cominciamo a correre verso l’entrata del magazzino dove troviamo un sacco di barili pieni di benzina, ma il mio compare trova una valigetta piena di soldi comincia a fare gridi dalla felicità ed ecco che io corro per tappargli la bocca ed ecco che all’improvviso sentiamo le grida del proprietario che grida a suo figlio di andare a prendere due spranghe di ferro che aveva sentito dei rumori provenire dal capannone. Allora dico al mio compare di cominciare a correre ma verso l’uscita ma ecco che i cani che aveva sguinzagliato il proprietario dell’autosalone ci cominciano a inseguire allora grido al mio compare di correre verso il capannone e che ci saremmo dovuti arrampicare di fretta. Arrivati davanti al capannone io mi arrampico per primo per aiutare al mio compare ad arrampicarsi perché diceva di non farcela infatti per tutto il tempo che abbiamo corso dal cancello a al capannone continuava a gridarmi che era una brutta idea. I cani messi proprio sotto di noi continuavano ad abbaiare il che favori al proprietario dell’autosalone e a suo figlio di notare che noi eravamo sopra il capannone. Ed ecco che il proprietario comincia a fare grida dicendo scendete che ora ve le suoniamo brutti ladri, nel frattempo suo figlio ci lasciava andare pietre e ci istigava a scendere, il mio compare spaventato comincia a pensare in che modo potevamo liberarci di loro ma non c’era via di uscita tanto che se noi avessimo provato a correre verso il cancello non ci saremmo mai riusciti ad arrampicare perché ci avrebbero sicuramente preso i cani o i padroni per poi finire in una specie di rissa dove io e il mio compare non saremmo usciti vivi perché loro erano armati con delle spranghe di ferro e anche perché erano in maggioranza di numero accompagnati dai cani. Ed ecco che il mio compagno comincia a cadere in depressione perché era troppo spaventato, mi accorsi che stava per svenire ed ecco che io cominciai a gridare il suo nome e a prenderlo a schiaffi per non farlo svenire ed ecco che tutto ad un tratto il mio compare si riprende e comincia a gridare questa volta non ti ho ascoltato ripetutamente ed ecco che io non riesco a capire e gli chiedo cosa voleva dire, ed ecco che lui esce il telefono e mi dice di chiamare i carabinieri e di farli venire perché stavamo rischiando troppo, io insisto col dire che prima o poi si sarebbero stancati di stare la sotto a fare grida e a lasciare andare pietre, il mio compare decide allora di chiamargli, ma io gli tolgo il telefono dalle mani e gli dico di aspettare ancora un po’ e se non si sarebbero calmate le acque gli avrei chiamato io. Passa mezz’ora ed ecco che io prendo il cellulare e decido di chiamare ai carabinieri. Squilla dico a voce alta ed ecco che mi rispondo e gli dico che noi eravamo all’autosalone di Via Sardegna e che i proprietari ci stanno prendendo a colpi di pietre perché noi avevamo provato a rubare l’0incasso e la benzina, i carabinieri mi rispondono che avremmo mandato una pattuglia. Passa un altra mezz’ora ed ecco arrivare la pattuglia dei carabinieri che cercando di far calmare il proprietario e suo figlio perché per come erano arrabbiati ci avrebbero potuto uccidere. Ecco che dopo aver fatto calmare i due proprietari ci dicono di scendere e ci mettono subito dentro la volante perché c’era il proprietario che non riusciva a stare fermo e se avremmo esitato ancora ce le avrebbe suonate di brutto. Arrivati in centrale i carabinieri ci interrogano sul motivo per cui avevamo deciso di fare il colpo sia io che il mio compare rispondiamo che era perché ci servivano dei soldi perché eravamo stati licenziati da poco e nel nostro paese non c’era più lavoro e allora avevamo deciso di cercare lavoro in qualche altro paese ma non trovandone decidiamo di fare questo colpo. Passano sei anni ed ecco che mi rilasciano, ora ho un figlio e lo ho cresciuto in modo che non diventi come me e il mio compare, il mio compare invece non è riuscito a finire la prigione perché è morto per un tumore a 45 anni.


DUE LADRI INSONNI - Davide Catania

Eravamo io e il mio socio. Era notte ed eravamo a Catania vicino a una rimessa d’auto, era tardi e eravamo appena stati in un bar a prendere degli alcolici per resistere alla nottata. Ad un certo punto ci siamo trovati con le bottiglie d’ alcol in mano di fronte alla rimessa d’ auto e allora abbiamo pensato di entrare là dentro passando per il tetto dato anche che le luci erano spente e non c’ era nessuno. Però ad un certo punto abbiamo avuto un ripensamento e proprio in quell’ istante passò un camion della spazzatura che ci ha quasi investito ma frenò un secondo prima e siccome era carico di immondizia e “guarda caso questo camion non aveva un vagone chiuso ma bensì uno aperto” il carico arrivò addosso a noi e ci travolse. C’ era di tutto: scarpe, cibo in putrefazione e altro che per nostra sfortuna arrivò tutto addosso a noi sporcando tutti i vestiti nuovi comprati da solo 2 giorni. Erano nuovi e in un secondo furono rovinati dallo schifo che arrivava dal camion. Poi il guidatore del camion è uscito e ci disse “ Oops scusate non vi avevo visto. E ora mi tocca raccogliere di nuovo tutte queste cose, uffa”. Noi in coro gli dicemmo “Ma che sei cieco e pazzo? Stai attento la prossima volta che potevamo morirci sotto” Allora lui si mise a raccogliere tutta la spazzatura da terra e si mise in silenzio, noi nel frattempo ci eravamo puliti ed avevamo anche iniziato ad andarcene quando ci arrivò una telefonata di un mio vecchio amico e mi dice “ Ciao bello sai mi sono comprato una macchina nuova? Però consuma molto, mi servirebbe benzina non è che me la puoi procurare? ” allora io dissi “ Ok vedrò che posso fare e poi ti faccio sapere ” e lui rispose “Grazie, sei un amico ” e io “ Di niente ” allora chiusi la chiamata e mi girai e fu allora che vidi alle mie spalle l’autorimessa di prima e dissi al mio socio “ Vieni qui dai che entriamo a prendere un po’ di benzina ” e mi disse “ Ok ” allora ci siamo andati abbiamo visto un po’ la struttura esterna e abbiamo trovato una scaletta che però era chiusa da un piccolo cancello attaccato con una fune ma noi come dei gatti agilissimi lo scavalcammo, almeno io perché il mio amico inciampò sulla corda e cadde rompendosi il piede su un secchiello pieno di erbaccia e si spinò tutto il viso addirittura gli entrarono anche delle spine in bocca e mi disse “ Ahii doloree ” e io gli dissi “ Devi mangiare di meno per essere come me agilissimo ” e lui mi rispose “ Già è proprio vero ”. Dopo si alzò e abbiamo continuato a salire le scale, erano 4 rampe, non ce la facevamo più, eravamo stanchissimi ma poi alla fine siamo arrivati in cima e c’era il tetto poi abbiamo visto che c’era una botola che portava giù e allora abbiamo rimosso con forza il tombino e il mio amico entrò per primo era un cunicolo strettissimo che ci entravamo a mala pena ed era viscido pieno di schifezze verdi perché era il tubo di scarico dell’ acqua piovana che c’ era nel tetto. Ad un certo punto dell’ ascesa per andare là dentro lui scivolò e cadde facendo un volo di 12 metri. Dopo che arrivò giù io ho sentito arrivare delle persone, erano i proprietari, mi arrivarono alle spalle. Allora io mi buttai dal tombino e caddi anche io. Dopo esser caduto mi accorsi di essermi rotto un dito ma mi dissi che non era niente e che dovevo prendere la benzina per il mio amico. Allora recuperai il mio socio e gli dissi “Tieni. Tu riempi questa bottiglia di benzina che io ne riempio un'altra e così le diamo al mio amico e lo facciamo contento”. Allora io e il mio amico iniziamo a riempire le bottiglie ma appena eravamo arrivati a metà dell’ opera da dietro ci arrivano i custodi armati con degli estintori e ci minacciavano che se non lasciavamo le bottiglie di benzina a terra li avrebbero usati contro di noi schizzandoceli in faccia. Allora noi iniziammo a correre e vedevamo già l’ uscita della rimessa d’auto ma i proprietari furono lesti a spruzzare il fumo dell’ estintore, ci accecarono. Noi non vedevamo più nulla. I “capi” iniziarono a picchiarci a colpi di estintore fu in quel momento che io con il mio cellulare chiamai i carabinieri e dissi che due ci stavano picchiando. La polizia ci rispose che dovevamo mantenere la calma e che presto sarebbero arrivati. Nello stesso tempo io e il mio amico ci siamo ripresi e siamo riusciti a scappare dalla rissa, siamo usciti dalla rimessa e ci siamo nascosti dietro un muro.


POVERI INCOMPRESI - Alessio Grasso

Ecco a voi la parodia di una storia realmente accaduta, narra di due poveri imbecilli, incompresi, che nel tentativo di procurarsi un po’ di denaro si imbatterono in una serie di sfortunati eventi che li portarono in giro per il mondo, nel tentativo di “sfuggire” alla loro cattura.
Un giorno io e Gino stavamo rincasando dopo una giornata di duro lavoro a sorvegliare le papere in Villa Bellini. Era una bellissima giornata d’estate e arrivati sulla soglia di casa alzai lo sguardo per ammirare il meraviglioso cielo, ma un’oca olandese in migrazione rilascio un piccolo escremento sui miei occhi, e preso dallo spavento mi agitai, sbattendo contro il mio amico Gino, facendolo cadere giù per le scale. Appena smise di rotolare per quindici piani, si alzò e facendo la tipica mossa alla Olio, mi disse : << oh oh oh brrrr che fai Peppe, ma che sei stupidoo?? >> e io gli risposi : << dhe hi hi hoh >>.
Entrammo a casa e dopo esserci rinfrescati, Gino si è messo a giocare con la Nintendo DS al favoloso gioco di “Kilary & Nassan” nel mentre io iniziai le pulizie d’inverno, ma in un momento di confusione fisico-mentale, cioè di “distrazione”, gli poggiai l’aspirapolvere sul volto e per levarsela usò la mano dove teneva la console, esponendola a gravi rischi, tra i quali il pericolo di essere risucchiata, e infatti così avvenne. Gino scoppio in lacrime accusandomi di avergli ucciso l’unica cosa che lui avesse mai amato davvero e che viveva solo per lei, così andò in cucina e prese l’arma più pericolosa che ha trovato per levarsi la vita, aprì il cassetto destro della credenza situata nella seconda porta del quarto corridoio di casa, e non trovò un bel niente. Così provò ad aprire il cassetto accanto, dove in angolino era posato un barattolo di passato di pomidoro, lo prese e inizio a sbatterselo in testa. Peccato che il barattolo esplose con un getto così potente da demolire la magnifica casa di trenta cinque vani in cui abitavamo, ma soprattutto mi sporcò un laccio delle scarpe. Eravamo sul lastrico e ormai l’eredità che ci aveva lasciato quel barbone della porta accanto stava per finire, quindi decidemmo di cercare fortuna in un altro paese. Investimmo gli ultimo dieci mila euro che ci erano rimasti per comprare un viaggio in Vietnam, arrivati lì entrammo in un negozio con la scritta “????” à “Arruolamento nuove reclute per la patria”.
Ci hanno accolti con grande entusiasmo regalandoci delle tute mimetiche color sabbia e ci hanno offerto un viaggio per Istanbul. Ci hanno imbarcati in un aereo molto strano che loro chiamano Stealth, ma durante il volo a Gino gli scappò la pipì e così lo accompagnai in bagno, dopo quindici minuti che era chiuso lì, aprii la porta per vedere che cosa era successo, uscì da quel bagno un tanfo insopportabile e per farlo andare via ho premuto un pulsante rosso grandissimo con scritto “?” à espulsone rapida. In un attimo quell’aereo sopraffollato si svuotò e precipitammo in una montagna, successivamente mi accorsi che erano tutti gli uomini presenti sull’aereo. Sceso da questa catasta altissima io e il mio socio ci siamo messi a camminare in un territorio ostile e pieno di insidie, c’erano topi e papere giganti e strutture strane che facevano un baccano infernale, stavamo impazzendo, era peggio di stare nell’isola di King kong, ci trovavamo a DISNAYLAND. Andammo all’ambasciata Catanese e chiedemmo il rimpatrio, ma ottenemmo solo una risposta negativa così dalla Francia c’incamminammo verso l’Italia. Dopo sessantasette gorni, ventitre ore, trentanove minuti e cinquantadue secondi ci ritrovammo nel deserto del Sarah qui ci nutrimmo di radici e imparammo a succhiare la benzina dai serbatoi da un Serpente a sonagli che ci mostrò le tecniche adeguate per non ingoiarla. Ritornammo a casa passando sul Mar Mediterraneo come ci aveva detto un signore nero con la barba e un abito bianco, arrivati in Italia ci ricostruimmo una nuova vita e mettemmo in pratica la tecnica insegnataci dal serpente scegliendo come nostro bersaglio una Ford Focus B.D.S.I. Da vero gentlemen ho fatto provare prima a Gino ma succhiava erratamente infatti ha ingerito più benzina di quanta ne abbiamo preso, poi ci provai io e per sbaglio mi sono ingoiato il tubo. Iniziai a gridare come una signorina correndo per tutta la via Etnea, ad un certo punto mi sono impinto in un chiodo e mi si sono lacerati tutti i vestiti, senza accorgermene entrai in una fabbrica di miele e caddi dentro una cisterna piena fino all’orlo di pappa reale, e non so perchè Gino mi stava inseguendo con un cuscino di piume d’oca in mano. Appena riuscii ad uscire dalla vasca Gino per asciugarmi mi diede colpi di cuscino addosso facendo uscire tutte le piume, sembravo una quaglia e colmo di vergogna scappai nella foresta tipo alla Big Foot, arrivato nel Parco dell’Etna leggo un cartello con scritto “caccia alla quaglia aperta” non ho fatto nemmeno in tempo a girarmi che sette proiettili mi colpirono l’alluce. Mi portarono al pronto Soccorso e per pagare il Ticket ho dovuto vendere anche la mia milza, dopo due anni mi dimisero e per recuperare i soldi peduti non ci restava altra scelta che rubare la cosa più preziosa di tutte , le caramelle ai bambini, ma anche questo non era il nostro forte cosi decidmmo di unire la tecnica del serpente con la nostra idea, ci dirigemmo verso un autosalone di auto usate che stranamente avevano la benziana, per passare inosservati scegliemmo i travesimenti più strani del mondo infatti io mi travestii da Gino e lui sfortunatamente da me, nn ci avrebbe potuto riconoscere nessuno anche perchè indossavamo delle scarpe nere, e come tutti sanno, nessuno riconosce una persona con le scarpe nere, perchè tutti portano le scarpe nere (risata malvaggia “muhahahahah”).
Arrivò il fatidico giorno, eravamo motivati e pronti, pronti e motivati e ci avviammo verso l’autosalone, entrati un commesso ci salutò e mi fece comprare sette macchine, nel frattempo Gino svaliggiò due serbatoi, preso il malloppo scappammo ma una vecchietta ci vide e ci inseguì, prendemmo un mongolfiera e sorvolammo l’ Italia nel mentre la vecchia con una gip ci inseguiva e ci sparava con un fucile a canne mozze, precipitammo e ci nascondemmo nel bunker dove era morto Hitler ma la vecchia ci anticipò e attivò le docce di Auwstviz per ucciderci noi scappammo e trovammo una casetta in un perimetro isolato sopra un isola, eravamo al sicuro e chiamammo le autorità del luogo, solo che ci riferirono che già eravamo al sicuro ad ALCATRAZ.